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THE HOLY HOUR COMPILATION (2007)

track list
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Temple of Venus
"Tell Me everything"
Ninive "Improvvisa Notturna"
Disvega "Sad Song"
Rocky Horror Fuckin' Shit "Vuoto/Morte"
Miriam in Siberia "Melanie K"
Catlong "Erased"
Nexxt "Master and Margarita"
Blaupankt "Tre Passi"
Slain "Death in Venice"
Shoe's Killing Worm "E la pioggia lava l'aria"
Sindrome del dolore "A cosa serve"
Lamia "Eufonia del pianto"
Hama "Tornado"

 
   
compilation
 


The Holy Hour, in quanto rivista non settoriale ma aperta a buona gradazione, a tutti i generi di qualità, si trova una responsabilità non da poco e cioè, dosare per l'appunto un pò di tutto del buono, fino a creare un prodotto coeso e coerente da un punto di vista stilistico. In questa compilation, troverete un pò di tutto, dal dark alla new wave, da qualche strizzata all'emo rock, al metal e al crossover, ma vi posso assicurare, che le band selezionate per questa difficile impresa rendono, anche se alcune appartengono ad un genere, non eticchettabile come duro o totalmente underground.

Molto interessanti i Temple of Venus, con le loro suadenti ed ipnotiche suggestioni dark/new wave e i loro stop'n'go inquetanti quanto orecchiabili, come dal brano "Tell me everything"; non ci si scosta eccessivamente se non per un discorso linguistico, con i Ninive, che si presentano con una verve dark non meno dissimile da quella dei loro predecessori, come dimostrato nel brano "Improvvisa Notturna", ma con un ritornello molto interessante, inquetante e gestito molto sui passaggi bassi.

Seguono a ruota i Disvega col rock acustico di "Sad Song", onirico, un pò monotono, interessante per i suoni utilizzati, soprattutto nei crescendo ma un pò minato per la voce della singer, che nel cantato si rivela un pò scialba, differentemente dai tappeti in cui dimostra di possedere una certa pulizia.

E' poi la volta dei Rocky Horror Fuckin'Shit e del loro crossover impegnato, d'impatto e senza tanti fronzoli, che con "Vuoto/Morte", sputa in faccia con serrata potenza l'inutilità della pena di morte e, al contempo, stabilisce le linee direttrici del sound della band.

Proseguiamo con l'indie rock dei Miriam in Siberia, che con "Melanie K", tranquillizza gli animi seppure con qualche cima di malinconia, facendo leva su un testo ben congeniato. E' poi la volta dei Catlong, i quali definiscono il proprio sound "Fantasy Rock", ispirato in alcuni punti ai Metallica più moderni, soprattutto nel cantato, che molto spesso risulta un bel pò sgraziato e con qualche stonatura. Si prosegue con i Nexxt i quali propinano uno dei loro immemori cavalli di battaglia, ovvero "Master and Margarita" ispirato al romanzo di Bulgakov. I five horseman, danno fiato alla trombe col loro thrash a'la Nexxt, ma mi sembrerebbe riduttivo parlare in questi termini del loro sound; difatti la band da prova di possedere una mente particolarmente aperta alla musica in generale, tanto più che potremmo parlare liberamente di Nexxt Metal.

Tralasciamo cultura, metal ed headbanging per trasferirci in territori più sperimentali ed onirici con i Blaupankt, i quali fondono nel loro sound, apparentemente fugace e sconclusionato una miscela di sonorità occulte, studiate e al tempo stesso dettate dall'impulso musicale. "Tre Passi", per l'appunto si compone di feedback, arpeggi e voci fluttuanti. Tra le band più particolari da ascoltare. Riprendiamo a sbattere le fluenti chiome con "Death in Venice" degli Slain i quali propongono un power/thrash metal molto tradizionale, melodico, incazzato e urlato. Per la serie, belli ma niente di nuovo sotto il sole. Si ritorna al rock "pensato" con gli Shoes Killing Worm e alla loro psichedelia progressiva, fatta di spannung ritmici e melodici, di voci soffuse e trasecolanti, di controcanti a litania e di testi al di là del surrealismo di Magritte. Ad essere sincero il brano scelto, non esprime a pieno il sound della band, risultando molto monotono. Segue poi l'espressione più depressa di questa compilation, rispondente al nome di Sindrome del Dolore, una band molto lineare che impronta tutto sulle ottime capacità foniche del singer, come dimostrato in "A cosa serve". In lui ho riletto molta della lezione lasciataci dal grande Demetrio Stratos. Quella tensione vibrante fatta di una bocca che incanala l'aria nel modo migliore, rendendo la voce alla voce. Inizialmente possono indurre a giudizi ilari, soprattutto per la gestione del cantato; ma basta ascoltarli con più attenzione per rendersi conto di certe peculiarità, difficilmente ravvisabili in certi prodotti del settore. Quasi avviandoci alla conclusione ci troviamo di fronte all'espressione drammatica e lacrimevole dei Lamia, il cui sound inizialmente fragile e femminile quanto un vaso cinese, diviene tagliente e disperato nello spannung finale.

Agli Hama, l'onore di chiudere questa prima compilation di The Holy Hour. Chi li conosce adeguatamente, sa bene che gli Hama, in particolar modo nella persona di Gabriella Monte, frontwoman, vocalist, tastierista e deus ex machina di tutto il progetto, investono molto sulla produzione audiovideo dei loro lavori come nel caso del recente video "Sharing People". La capacità degli Hama è proprio in questo: di comporre e creare degli arrangiamenti che ben si sposano con immagini e con l'immaginazione. "Tornado" è la risposta a chi potrebbe definire gli Hama una classica formazione pop/rock melodica. Un pezzo che potrebbe tranquillamente fungere da soundtrack per qualche film ambientato nella mitologia artica, data il senso di gelo sprigionato dai suoni e dalla voce.

In conclusione, si evincono da questa compilation, i gusti e le preferenze del compilatore, sicuro amante della scena dark e del minimalismo sonoro più anticommerciale, espressivo e malinconico. E' sempre difficile muoversi all'interno di contesti ampi senza far trapelare le proprie perversioni sonore. Non è vero sig. Perrella? L'importante è che vi sia una sana e continuativa propensione al produrre ed esportare sempre musica di qualità. Vera linfa vitale degli establishment indipendenti come The Holy Hour. Lontani dalla massa ma sempre vicini alla qualità.

Fonte: www.theholyhour.it

LEMMY


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