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KABAL "KABAL"(2007)
track list
-------------------------------------------
Ray of Light
Endless Narration
Heart-Attack
The Eyes of the Evil
Hell in me
You could be Friends
Liar
Why do we Fight?
The Mirror
Bonus Track

Open the gate
Shake to Hell (Live)
Black Different Faces

 
 
 
 

line up:

Michele "Mike" Sozzi(vc)
Luca "The Duke" Manfredotti(ct)
Manuel "Manu" Cantarelli(ct)
Simone "Wallace" Bandini(bs)
Cristiano "Bosco" Bocaini(bt)

genere: heavy metal


Lineari, orecchiabili e molto, molto heavy, i Kabal propongono una miscela di puro heavy metal, forgiato dalle fiamme dell'immortale NWOBHM, con qualche strizzatina d'occhio al thrash e all' hard rock spigliato di scuola americana.
Attivi da ben cinque anni, il quintetto ha all'attivo una demo datata 2004 ("Bullet hole") e una buona apertura musicale che li porta a contemplare anche altri generi come la tecno, o il gothic-metal, elementi questi che sono sopravvissuti in tinte molto lievi ma arcuibili all'interno di questo nuovo capitolo della loro esperienza artistica.
Nonostante l'autoproduzione il lavoro ottenuto risulta estremamente professionale, sia dal punto di vista del booklet e di tutto il lavoro di post-produzione sia a livello di registrazione ma passiamo ad anallizzare il sound nel complesso.
Il il full-lenght eponimo, si compone di dodici brani particolarmente omogenei per sonorità e strutture, non a caso il primo carattere che ha aperto questa recensione è la linearità.
Composizioni masticabili per tutte le orecchie la fanno da padrona, con riff ben articolati e melodici. Si parte con "Ray of Light", brano che risente nel riff iniziale di certe composizioni di spiccata scuola "himiana" per poi lasciare lo spazio all'inciso di puro heavy metal old style;
proseguiamo oltre con "Endress Narration" molto più cavalcante come riffage e moderatamente "defender" come attitudine;
"Heart Attack" è qualcosa che diverge quasi del tutto dal discorso heavy, ma si dedica ad esplorare con le sue geometrie sonore un sound molto più moderno e plastico.
Sicuramente uno dei pezzi più orecchiabili del disco. Con "The Eyes of Evil"
torniamo a tinte più ottantiane, con quei begli incastri fra chitarre su registri alti e basso perennemente operativo.
Francamente il ritornello ghignato l'ho trovato un pò grottesco se non fuori posto, ma tutto sommato non intacca la godibilità del brano.
"Hell in Me" evade come la seconda track dal discorso propriamente "heavy", a eccezione dell'inciso cadenzato e riempito di tastieroni pseudo anni'80 e del finale affidato al solo di chitarra.
"You Could be friends" è un classico pezzo hard'n'heavy con tanto di coro da stadio.
Si prosegue con "Liar" altro pezzo molto lineare con un ritornello cadenzato
molto hard'n'heavy.
I toni diventano più spigliati e a tratti quasi power con "Why do we fight". Qui la sezione ritmica risulta particolarmente impegnata in intrecci molto ritmici e scanditi.
Per il resto il pezzo si sviluppa in maniera non dissimile rispetto agli altri.
La situazione non cambia con "The Mirror" che a parte per l'iniziale riff aperto e serrato, non si scosta dal resto. Di gran gusto la parte finale, espressamente NWOBHM, con tantodi tenui tastiere e a melodiosi intrecci chitarristici.
Alle ultime tre posizioni troviamo due estratti live (più una bonus track)i quali ci permettono , se non altro a livello audio, di vagliare la buona spinta live dei Kabal, che risulta decisamente più diretta ed incisiva del lavoro in studio. "Open the gate" e "Shake to hell" sono puri esercizi di
sound diretto e carico, da cui emerge l'impronta di una band che non pecca certo di originalità, ma che dal vivo sa fare bene il proprio sporco lavoro.
Chiude il full-lenght la bonus track, "Black Different Faces"
che, a parte per gli inserti tastieristici, presenta una miscela che nè toglie nè aggiunge altro a quanto già detto sopra.
In conclusione, il lavoro dei Kabal non fa certo urlare al miracolo per quel che concerne la struttura compositiva dei brani e l'originalità; parliamo di un genere classico, seppur con qualche accorgimento particolare, che presenta determinati stilemi fissi e imprescindibili.

Per chi come me è un inveterato amante del metal vecchia scuola è un lavoro di buon ascolto e godibilità, ma siamo
solo alla seconda demo e vedremo il futuro cosa ci offrirà. Quello che posso umilmente proporre è di non stagnarsi troppo sul genere e soprattutto di lavorare molto sui suoni per conferire più
mordente alle sonorità, poichè dove non arriva l'eccessiva originalità, può arrivare la potenza.

www.myspace.com/kabaltheband


LEMMY

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