Il Brasile come sempre è molto prodigo nel presentarci prodotti estremi di ottima caratura, tecnica e impostazione e gli Anmod non sono da meno. Con una formazione a tre riescono a condurre l'ascoltatore in un inferno di suoni crudi e cavernosi, pesanti e serrati, cadenzati e gorgoglianti e il tutto in una cavalcata lunga dodici brani. Il genere proposto è un death metal-grindcore particolarmente elastico e dinamico da un punto di vista ritmico e compositivo, con un gusto tangente quello dei Visceral Bleeding, dei Deicide e dei Disgorge.
Tuttavia, le tematiche affrontate dal trio sembrano deviare visibilmente da quelle dei loro colleghi, e quindi la decomposizione e il senso di oppressione mefitica a cui fanno riferimento le loro lyrics sono legate al sociale e non alla corruzione delle carni.
Quindi anche se titoli alquanto allusivi come "Hung up at the pale" o la stessa title track "Monstrosity per defecatum" possono indurci a pensare che, quello che abbiamo in mano è il classico prodotto per amanti delle emozioni forti, in realtà possiamo trovare qualcosa di più.
Da un punto di vista tecnico, la padronanza tecnica dei propri strumenti è innegabile: Gerson Watanabe (chitarra) e Hernan Oliveira (batteria) sono due macchine, non fredde e meccaniche ma estremamente creative, mentre il gutturale roco e cavernoso di Johnny RR (anche bassista) chiude questo combo capace di aggredire l'ascoltatore dalla prima cellula ritmica all'ultimo passaggio di basso. Una gradita sinfonia amelodica e assassina come un cumulo di cemento armato.
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LEMMY
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