Se dovessi suggerire l'ascolto di questo cd a qualcuno, sceglierei senza ombra di dubbio il vastissimo pubblico dei rock con leggere preferenze goth. I suoni degli Agony colpiscono subito, un impatto diretto e convincente già dalla prima traccia ma, andiamo con ordine.
Gli Agony nascono nella primavera 2005 e, dei vari musicisti che li compongono, l'unica costante negli anni è Andreas Blackrose, il cantante. Debuttano il 3 giugno 2006 al Turate OpenAir Festival ma la più importante apparizione sarà il 7 Luglio del medesimo anno al Zoe Club di Milano. Da allora possiamo notare un susseguirsi di traguardi, il primo Ep "Your Dark Grace" e moltissime altre apparizioni live. Nel febbraio-marzo 2008 incideranno questo cd, "Heartache Avenue" ed è proprio di questo lavoro che voglio raccontarvi.
Il cd parte con una traccia chiara e corposa "No More Tears". I suoni sono ben amalgamati e risulta piacevole l'ascolto. Un piccolo appunto devo farlo al cantante, la cui voce risulta troppo manieristica ed artefatta, quasi fosse più attento all'apparire che all'essere, mentre la timbrica di base è chiaramente buona ma risulta purtroppo forzata quando cambia registro per spostarsi verso le note alte. Il ritmo è sostenuto, ed il rock corre veloce verso un viaggio fatto di suoni che abbracciano l'ascoltatore proiettandolo verso un momento di scatenato disperato urlo di rabbia. Mi piace.
Passo alla seconda traccia "Sweet&Naive", che mi accoglie con un basso accattivante ed una chitarra che ricorda chiaramente le infuenze inglesi del pop rock dark anni 80, evidentemente parecchio sentite dal gruppo. Il brano ha anch'esso un ritmo abbastanza sostenuto, la classica traccia da sparare nei lunghi viaggi per accompagnare i sogni ad occhi aperti mentre la macchina divora i chilometri. Ed eccomi alla terza song "Endless Loneliness" incredibilmente ancora più rock delle precedenti e probabilmente la mia preferita. Chitarre profondamente presenti srotolate come su un filo, dove la parte di Arianna è interpretata da una tastiera precisa e delicata che contrasta con la rigidità del muro delle plettrate, amalgamandosi perfettamente con il tutto in un mix decisamente di grande effetto...e la corsa in macchina continua! Musica da bere tutto d'un fiato. Il quarto pezzo "A Thousand Roses" è una ballad lenta e corposa, un pò monotona e scontata e non proprio gradevole nei rallentamenti ritmici forzati che risultano, di quando in quando, senza una ragione apparente; purtroppo la particolarità dei pezzi lenti è quella di mettere in rilievo esattamente anche il più piccolo difetto dei rispettivi musicisti che la suonano ed è qui che il cantante mi appare forzato e molto in erba, il materiale è buono ma c'è ancora un bel pò di lavoro da fare e, soprattutto, c'è da prestare attenzione alla sezione ritmica, agli attacchi, agli stacchi ed altre piccole accortezze. Vagamente monotona anche la quinta canzone "Heartache", troppo simile alle precedenti che sorprende soltanto verso il finale per un cambiamento di accordi più marcato ed accurato, nell'ultima parte c'è una chitarra solista sparata troppo alta rispetto alla voce dopo di che il pezzo diventa lento con una buona chiusura evocativa quasi a scrivere un perfetto "The end" .
Nel complesso il cd mi regala un buon ascolto. Sicuramente questo gruppo è come un diamante grezzo, con piccoli accorgimenti ed un altro pò di esperienza hanno tutte le carte in regola per volare in cima alle classifiche di ascolti di chi ama il buon rock senza patria.
In bocca al lupo Agony!
Per me è un 7 meno o un sei e mezzo...cmq più che sufficiente ma non ottimo.
www.myspace.com/agonyband
Swamy