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UNDERGROUND SOUTHERN COSPIRACY
(2011)


track and bandlist

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Interface Subhuman Alien - Heart faliure
Evilhand - Acrylate
Devil's breath - Essenza
Control - Glacial Fear
Howling Shadow - Vinterblot
Slave of mind - Zora
This is war - Stige
Extreme violence - Land of Hate
In thrash we trust - Dreker
Chaos expression - Amorphed
Crushed by raging mosh - Assaulter
Family ties- A buried existence
The sponger - Cancrena
I don't give - Bad Trip

 
compilation
 

Di tutte le proposte recensite su Apulian Destruction devo dire che la Underground Southern Compilation è quella che più di tutte riassume la politica e la filosofia che ha da sempre animato questa webzine sin dagli esordi e cioè far conoscere e rendere noti i progetti della scena meridionale anche al di fuori dei nostri confini. L'aspetto che a mio avviso rende interessante questo prodotto è che tutto il lavoro sia stato orchestrato dalle band e non da una fanzine o da una distro, un aspetto questo che vale la pena evidenziare, tenuto conto della mentalità spesso poco costruttiva che porta le nostre band, specialmente nella nostra zona, a farsi consumare da incompresibili ed inutili lotte intestine e non ad unire mezzi e risorse per costruire un'adeguata e trasparente promozione.

Quattordici band provenienti tutte dalla Calabria e dalla Puglia testimoniano che, nonostante la crisi economica e morale che abbraccia anche il nostro specifico settore, la scena meridionale, presa nel suo insieme è dura, tenace e dotata di grande voglia di fare.
Si parte con i tarantini Heart Failure, attivi dal 1999 e con tre lavori alle spalle. Artefici di un death metal feroce e tecnico di stampo americano gli H.F aprono le danze della compilation con Interface subhuman alien brano dinamitardo che risente fortemente della lezione di Suffocation e Vomitory ma con un feeling davvero notevole e poderoso.
Ci spostiamo poi su lidi decisamente a cavallo fra thrash e death melodico con i crotonesi Acrylate (attivi dal 2005 con tre demo e un dvd all'attivo) che con Evilhand offrono un saggio decisamente gustoso del loro sound ingegnoso e fortemente orecchiabile. Decisamente più heavy il contributo degli Essenza band leccese fra le più longeve del meridione, attiva dal 1993 con ben cinque lavori alle spalle, fra demo, compilation e un Ep. Devil's breath è un buon piece di heavy metal condito con piccoli inserti progressive.

Dopo una breve pausa si ritorna su sonorità più pesanti con i Glacial Fear from Catanzaro, anche loro come gli Essenza, veterani della scena (sono attivi dal 1992). Control è un ipnotico e cadenzato pugno nello stomaco al suon di death/thrash vecchia scuola. Decisamente interessante la proposta musicale dal sestetto bitontino dei Vinterblot: pagan death metal, in altre parole la crudezza del death unito alle oscure suggestioni norrene tanto care ai gruppi della Norvegia. Pare che l'inverno porti fortuna a questo gruppo di recente formazione (2008) che dopo aver rilasciato nell'inverno del 2010 la prima demo (For Asgard) è stata contattata dalla label inglese Rising Records con la quale produrrà il prossimo lavoro. Howling shadows è una vera marcia di guerra cupa e spietata, basata su un sound decisamente retrò e vecchia scuola, essenziale ma non troppo scontato nel quale primeggia un growl profondo e scavato, vero tratto differenziale rispetto ai classici prodotti black metal.

Erano circa sei anni (dalla demo Experiment n.1) che non recensivo nulla degli Zora, death metallers provenienti da Vibo Valentia che col passare degli anni hanno compattato e reso il proprio sound ancora più pesante e cupo. Il loro brutal death metal alterna parti veloci e serrate ad altre estremamente cadenzate e catatoniche. Il risultato di Slave of mind è un sound in continua evoluzione, per niente scontato.
Più lineari ma non meno letali gli Stige, band costituitasi a Mottola (Ta) nel 2001, propongono un death metal crudo, apocalittico e devastante in cui si acuiscono molto forti le influenze degli Obituary e del vecchio death metal made in Tampa.
Più tecnici e vari nella loro concezione di violenza i catanzaresi Land of Hate con Extreme violence fanno propria la lezione del death metal moderno aggiungendo frequenti cambi di tempo, qualche stop'n'go e parti serratissime senza per questo incidere sulla linearità del brano.
Come avevo già scritto sulla recensione alla loro ultima demo, comparsa qualche mese fa su A.P, con i Dreker gli anni Ottanta con tutta la loro attitudine divertente ed ironica vivono una seconda giovinezza e il brano In thrash we trust è un vero e proprio atto di fede al thrash vecchia scuola (con e senza l'h').

Con i suoi 9 minuti e 37, Chaos Expression dei catanzaresi Amorphead è la suite della compilation. La band, attualmente entrata nella rooster dell'etichetta britannica Casket Music propone un death/thrash monolitico e lineare ma al contempo sperimentale e molto elastico.
Seguono a ruota i thrashers tarantini Assaulter col brano Crushed by raging mosh fortemente ispirato al thrashcore di marca ottantiana degli Anthrax, SOD e Nuclear Assault. Un lieto ascolto per tutti i nostalgici amanti della vera attitudine thrash priva di fronzoli. Ritorniamo a Catanzaro con Family Ties degli A buried existence dediti ad un grindcore/death metal spietato, velocissimo e privo di compromessi. Sicuramente uno dei capitoli più estremi di questa cavalcata sudista.

Se parliamo di un sound decisamente southern non potevano non mancare all'appello i barlettani Cancrena, figli naturali dei Pantera attualmente sotto contratto con l'etichetta statunitense Vision Metal Records. The sponger risente dall'inizio alla fine dell'influenza dei Pantera in primis e dei Testament, miscelati in maniera non pedissequa e molto personale. Il risultato è una vera mazzolata nei denti, dotata di una qualità audio davvero unica. Chiudono la compilation i catanzaresi Bad Trip con lo strumentale I don't give: un selvaggio e ancora acerbo brano hardcore che non aggiunge nè sottrae molto a quanto detto nei tredici brani precedenti.

Tirando le somme su questo interessante ed importante prodotto (almeno per una rivista votata ad un moderato campanilismo come Apulian Destruction) possiamo dedurne che, nonostante i classici problemi che affliggono e che hanno sempre afflitto la nostra scena (mancanza di sinergia fra la band, il disinteresse dei locali, la difficoltà di creare festival ed altri appuntamenti ecc. ecc.), la scena meridionale può contare su band di alto livello e spessore sia dal punto di vista tecnico/compositivo che per quanto concerne la tenuta live. Da un'attenta lettura delle varie schede monografiche apprendiamo con piacere che alcune di queste band quali i Cancrena, i Vinterblot, gli Amorphead e gli Zora sono attualmente prodotti da etichette estere mentre altri come gli Stige e sempre i Cancrena, hanno avuto l'opportunità di aprire per importanti band quali Exodus, Raw Power e Malevolent Creation. Importante è anche vedere, in ultima analisi, la grande vitalità della scena calabrese, specialmente nelle zone di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia nelle quali operano attivamente sei band su quattordici proposte all'interno della compilation. Aspetto non da poco è anche quello relativo alla longevità di band come gli Essenza e i Glacial Fear attivi rispettivamente dal 1993 e dal 1992, il che fa ben sperare difronte alla tendenza di numerose band a sciogliersi di fronte ai primi ostacoli.
Sinceramente proporrei questo lavoro, oltre agli addetti ai lavori anche a coloro i quali, esterofili più per moda che per scelta (sia per quanto riguarda la frequentazione di festival collocati sempre più a nord che per l'acquisto di cd, dvd e altra mercanzia firmata da band famose e accreditate solo perchè non italiane) lamentano l'assenza di una scena meridionale. Certamente se dovessimo prendere in analisi la situazione dei piccoli centri e delle realtà urbane più carenti di band e strutture logistiche i dati possono anche dare ragione ai detrattori della scena e agli esterofili di cui sopra, ma se è vero che l'unione fa e direi a questo punto da la forza, il Sud con la S maiuscola è una vera realtà d'orgoglio, passione e d'eccellenza.
Supportate la scena: non è una perdita di tempo.

LEMMY

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