Variegato, ma non eccessivo; tecnicamente preparato ma non freddo. Credo che non si possa esordire meglio per descrivere questo axeman proveniente dalla Repubblica Ceca, rispondente al nome di Petr Henych. Attivo dal 1992, Henych fa la sua prima comparsa al seguito della band John Dovanni per poi incrociare i ferri del mestiere insieme ad altri importani nomi dell' Est Europa come
Ladislav Krížek & KREYSON, Vilém Cok, Just Basiková & precedence e Pancho Petr Kolar.
Nel 2007 Petr edita il suo primo album strumentale 'Na vlastních rukou', concepito assieme all' attuale formazione. Decisamente non del tutto aderente ai soliti paradigmi tanto cari agli shredder più malati, il lavoro del buon Petr non fa certo urlare al miracolo, ma certamente assicurerà quasi un'ora di ottimo chitarrismo a tutti gli amanti del progressive più incline alla creatività che allo sterile esericizio di tecnica. Particolarmente apprezzato nel suo paese Petr propone un prodotto interamente strumentale nel quale, più che al riffage carico (fatta eccezione per Visitors from outer space, brano dotato di un riff decisamente funky oriented ndr.) viene dato largo spazio ai fraseggi, questi ultimi dotati di grande musicalità e mai pacchiani. Pur non trovandoci di fronte ad un capolavoro, ma ad un sanissimo album strumentale, non si può non apprezzare il fine gusto musicale di questo musicista come nelle scorribande elettro-settantiane di Joy Flight o nelle atmosfere decisamente setzeriane e country rock di Slow train (senza contare il suggestivo arpeggio di Welcome to hell.)
Fresco di una produzione professionale sia sotto il punto di vista della resa sonora nella sua completezza sia per il corredo grafico d' impatto e per nulla scontato, ne consiglio vivavemente l' ascolto a tutti gli amanti dei sound omogenei e diretti e dei chitarristi poco spacconi.
LEMMY
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