Alla domanda si può usare l'italiano per il brutal, un'esauriente risposta ce la forniscono i bolognesi Lacerater, che con il mini four piece cd "Nessun urlo nell'ombra", tentano un'esperimento a mio avviso molto riuscito e interessante e cioè fondere il death/brutal con appunto testi in madrelingua. Ora, a mio avviso non c'è niente di male, anzi, mi sono sempre chiesto il perchè di questa forzata esterofilia del cantato nell'ambito del metal, alla fine i concetti sono quelli, forse che l'inglese è più pratico e facile ad essere farfugliato in alcuni casi? Certamente c'è un discorso di praticità ma la musica si deve evolvere e i Lacerater hanno molto da dire a proposito. Tecnicamente ineccepibile, questo combo bolognese si presenta con un sound molto ispirato alla scuola del brutal death di stampo americano (Deicide, Cannibal Corpse)anche se con qualche sterzata verso lo stile teutonico dei Vomitory. Particolarmente ben curata risulta anche la produzione sia come registrazione che come artwork, ma la cosa interessante, tornando al punto iniziale, è la grande elasticità data alla lingua italiana, growllata in maniera molto ritmica e coerente.
Anche i testi non sono da meno; la crudezza e lo splatter sono mischiati con una sapiente poesia fatta di rabbia e odio come testimoniato in brani come "O.S.S.A" e "W.H.22".
Non credo di esagerare se affermo che i Lacerater hanno proposto, uno tra i più intelligenti lavori di brutal death metal concepiti nella scena (con molte chiare influenza grindcore)ma, in conclusione, la cosa più importante è che questa band, uccide senza annoiare.
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LEMMY