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Live Report - XVI Agglutination Metal Fest - lunedì 9 agosto 2010

Ed eccoci giunti come ogni anno ad uno degli appuntamenti più interessanti di tutta la scena del sud Italia: l’Agglutination Metal Fest, che quest’anno ha spento le sedici candeline. Il clan del grande Gerardo quest’anno è riuscito a regalare al pubblico accorso numeroso, due band d’eccezione del panorama mondiale quali i folk metaller Korpiklaani e blasonati Cannibal Corpse, per la prima volta nel sud dell’Italia. Complice una giornata calda ma non troppo si parte da Foggia verso le 11:30 al fine di scongiurare eventuali perdite di percorso, vere protagoniste di ogni trasferta verso l’Agglutination. Affidatici a santo Tom Tom ci avviamo alla volta di Sant’Arcangelo di Potenza, memori dell’avventura del 2007, quando la Basilicata si trasformò sotto i nostri occhi in una mulattiera dell’Ohio. Dopo tre ore e mezza di macchina giungiamo con strana ed inaspettata facilità a Sant’Arcangelo di Potenza. Dopo un’ora abbondante di attesa, spesa a rifocillarci, fotografarci e rinfrescarci ecco che ci apprestiamo ad entrare nell’area palco. Prima però, come consuetudine io e il buon Ciabbath ci dirigiamo verso gli stand, dove incontriamo quasi subito l’onnipresente Luigi Pisaniello, patron del Total Metal fest. Verso le 18:30, dopo il discorso d’apertura di Gerardo Cafaro, aprono le danze i Solisia esponenti di un power/prog un po’ stanco e floscio, forse penalizzato un po’ troppo da un’equalizzazione ingiusta, dove spiccava tra i vari strumenti, una tastiera dal volume viariabile. Nonostante i problemi tecnici, la singer dei Solisia, nei quindici minuti della loro performance ha cercato di coinvolgere al meglio il pubblico, buona parte del quale risultava ancora incastrato al check in all’entrata. I Ver Sacrum, giovane band senese dedita ad un black/ death metal propongono un sound che non rimane molto impresso, sempre a causa di un sound altalenante e soprattutto variabile in base alle zone dello stadio. Seguono gli Airborn, espomenti di un power di fattura teutonica (pare che il loro disco sia stato prodotto da tale Piet Sielk), che nella breve durata della loro esibizione segue la stessa linea delle band precedenti, ad eccezione del pezzo davvero coinvolgente dedicato all’Agglutination e annunciato tempo prima su facebook.

 

La situazione inizia a risvegliarsi con i blackster Handful of Hate i quali hanno dato vita ad uno spettacolo decisamente più coinvolgente e devastante. La loro esibizione è stata caratterizzata dalla professionalità e dalla rigidità, oltre che dalla eccellente tecnica e tenuta del palco. Niente fronzoli o trovate sceniche, solo tanta passione, per un genere vittima troppo spesso dei trend e dei giudizi frettolosi.
Seguono a ruota i Marshall, artefici di un prog metal molto elegante e d'impatto, tutti professionalissimi e tecnicissimi, tenuto conto anche della longevità del combo campano, attivo dal 1986. Un'esibizione eccellente e magistrale condita da una personalissima (e stupenda) 'Only The Good Die Young' degli Iron Maiden.

Handful of Hate
 
Pino Scotto

Terminata la loro esibizione i Marshall lasciano il posto ad uno dei protagonisti più amati/odiati del panorama metal nazionale: Pino Scotto il quale ha dato vita ad uno spettacolo che come al solito ha infastidito i ‘loggionisti' più intransigenti per le uscite socio-politiche a cui zio Pino ci ha abituato da sempre (la stessa situazione si presentò nel 2007 con i Firetrails sempre in quel di Sant'Arcangelo). Insulti, imprecazioni, maledizioni, critiche non richieste da colui che si sta trasformando sempre di più in una versione pane e pomodoro di Sgarbi, ormai egli stesso vittima del suo stesso personaggio, che ha passato metà concerto a minacciare uno stronzo reo di avergli mostrato il dito medio. Per quanto adori lui, la sua voce, e la sua (ex) grandissima band che ha sollevato dall'underground il metal in Italia, (ispirando tante band di oggi, e permettendo ad un genere così inviso ai più come il nostro di uscire dal fango), risulta quasi fastidioso il suo accanirsi su personaggi, certamente grotteschi, ma pur sempre bersagli facili. Comunque può piacere o non piacere ma l'ex voce dei Vanadium ha dimostrato ancora una volta di essere, a sessantun'anni suonati, un vero leone da palcoscenico e questo a prescindere dalla qualità artistica della canzoni (specialmente quelle del nuovo album ‘Buena Suerte'ndr.)

 

Dopo vari ‘fanculo',‘vaffanculo' e 'in culo 'ecco che si inizia ad entrare nel vivo della serata con i Korpiklaani, i quali hanno dato vita ad uno spettacolo coinvolgente e folk che più folk non si può. Tra ‘vodka' e ‘birra' la band di Lahti, capitanata dal dinamico Jonne Järvelä ha fatto scuotere la Basilicata sin dalle fondamenta al ritmo di humppa dall'inizio alla fine. Nonstante la sua ubriachezza non gli permettesse di connettere e/o presentare i pezzi in maniera concreta, Jonne si è dimostrato un ottimo animale da palco, e i suoi colleghi hanno proposto uno spettacolo eccezionale e sorprendentemente coinvolgente, soprattutto agli occhi di molti miei colleghi (vedi Ciabbath) titubanti nei confronti del folk metal e derivati. Unica nota di demerito ai cazzoni ritardati, dimostratisi perfetti terroni, che si sono lanciati in un incontro di boxe, magari infoiati dai fiumi di alcool che scorrevano incontrollati (nonstante il buon Gerry si fosse prodigato nel richiamare i ragazzi all'ordine, data l'imponente forza di polizia presente, e, soprattutto dato che, parole sue, “Ogni minimo litigio può farci chiudere baracca e burattini in men che non si dica”).Dopo quasi un'ora è la volta dei signori incontrastati del death metal: i Cannibal Corpse, veri headliner della serata per la prima volta nella loro carriera nel sud Italia. A mezzanotte inizia il massacro (potrebbe sembrare l'incipit di un racconto splatterpunk ma è così ndr.) con un Corpsegrinder in ottima forma che come al solito ha dimostrato di essere un headbanger da competizione mondiale e un frontman di lusso,oltre che un ottimo e versatile esecutore. Si passa da cavalli di battaglia come ‘Sentenced to burn' a ‘The wretched spawn', (brano dedicato a due terzi dei blacksters foggiani Algorn, con i quali i C.C. hanno diviso la trasferta aerea da Wacken a Bari) e la solita ‘Hammer smashed face' come ciliegina sulla torta (al sangue). L'esecuzione offerta dai C.C. è risultata impeccabile, pulita, veloce e spietata come non mai; un concerto che il popolo metal del ‘south of heaven' ricorderà per un bel po'. Un concerto da annali del metal con un pogo degno dei migliori raduni.

Korpiklaani

Cannibal Corpse

Anche quest'anno l'Agglutination, nonostante qualche piccolo problema di ordine pubblico ha dimostrato una grande forza, un grande coraggio ed una grande unione nonostante la crisi che ci piega e la noncuranza delle autorità. Poi abbiamo appreso con grande tristezza dalla viva voce di Gerardo che forse l'anno prossimo non avremo la diciassettesima edizione del festival, a causa di problemi logistici che ben possiamo immaginare. Invito sin da ora i metallari meridionali ad unirsi affinché ciò non avvenga. Cerchiamo di tutelare quel poco che abbiamo perché è nel piccolo che si annida la qualità e penso che questa sia la migliore lezione che l'Agglutination, un festival disperso fra le montagne della Basilicata, una delle zone più impervie del sud Italia, possa lasciare al suo pubblico e a tutti quelli che vivono per e con il metal ogni giorno.



Lemmy & Ciabbath



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