VI RAW&WILD FEST: ADIMIRON, Sawthis, Ingraved, Real Chaos
Nonostante i numerosi problemi di ordine organizzativo, il Raw&Wild fest ha fatto onore al suo nome, assicurando il nomale prosieguo dell'evento (svoltosi sabato 16 aprile) che in questa occasione ha registrato uno spostamento di location in extremis, da I Cavalli di Troia alla sede degli Indian's Bikers in via Manfredonia.
Come si suol dire: nella botte piccola c'è il vino buono. Infatti lo staff del R&W, di concorso con i laboriosi ragazzi degli Indians sono riusciti a sopprerire alla mancanza di spazio e di un grosso palco permettendo a tutte le band di potersi esibire nel migliore dei modi, creando quel rapporto cameratesco che è il vero succo del metal.
Che dire delle band in cartellone: un gustoso mix di deathcore, thrash e grindcore affidato al Triumvirate costituito da Ingraved, Sawthis e Adimiron degnamente aperte dai foggiani Real Chaos che, nonostante il ruolo di band non si sono certo comportati da agnellini, anzi...
Energici, furiosi, diretti e rocciosi i Real Chaos si sono dimostrati all'altezza della situazione già alla loro prima apparizione dal vivo.
Con grande compatezza e solidità il quartetto foggiano, alfiere di un feroce grindcore ispirato fortemente alla lezione dei Napalm Death e degli Agathocles, ha saputo replicare ottimamente il sound profuso nella prima demo, Effetto Farfalla, sfoderando un'esibizione interessante anche se ancora un pò acerba. Decisamente azzeccata l'idea del canto a tre, una scelta che ha conferito all'esibizione una maggiore spinta propulsiva, pur limitando leggermente la figura del frontman. Davvero ottima e coinvolgente l'esecuzione della cover di Blasphemer dei Sodom.
Era dal 2006 che non assistevo ad uno spettacolo dei brindisini Ingraved e più precisamente dai tempi delSixth Sense Metal Night svoltosi al Sesto Senso di Cerignola il 14 aprile 2006, un evento che, al pari del Raw&Wild, riuscì a radunare alcune fra le band più rappresentative della scena metal pugliese (tra cui ricordo i grandiosi Khaosphere e i Narcosynthesis).
Attivi da una decina d'anni (la loro prima demo
From The Eyes of Pain è datata per l'appunto 2001) ho notato, sempre che i miei ricordi non si siano annebbiati del tutto, che il sound ha registrato una vistosa impennata verso ambienti più deathcore, pur mantenendo uno stile swedish death di base (un amore questo testimoniato anche dall'esecuzione della cover di No Compromise dei The Hauntedndr) risultando più potente e complesso.
Tutto questo unito ad un songwriting evoluto e limpido, ad un' ottima padronanza tecnica dei propri strumenti e ad una presenza scenica davvero notevole, fa degli Ingraved una vera macchina schiacciasassi da concerto. Un masso scagliato contro un tir farebbe davvero rumore.
Con glia abruzzesi Sawthis si iniziano a scaldare i toni e di molto, visto il terremoto deathcore scatenato dalla bande e alle abilità circensi del simpatico frontman Alessandro Falà che già in occasione dello scorso Armageddon in the Park in quel di San Giacomo degli Schiavoni aveva già dato modo di dimostrare la sua grande agilità sul palco. Il moniker Sawthis equivale a prendere schiaffoni in piena faccia se non si è abituati al pogo, quel particolare pogo che si scatena di fronte a veri cavalli di battaglia come Act of Sorrow, la cui potenza è tanto nell'aggressività della musica quanto nell'anima provocatoria del testo. A tal proposito consiglio l'acquisto di Egod, ultima fatico in studio della band. La follia con i Sawthis è arrivata ad un punto tale da improvvisare un wall of death sul momento e in uno spazio limitatissimo.
Decisamente ad hoc la cover di Roots dei Sepultura, la cui esecuzione precisa ha divertito e non poco il pubblico che si è giustamente dato al pogo brasileiro. Riffage implacabili e ritmi tachicardici e poderosi hanno contraddistinto l'esibizione di questa band che meriterebbe davvero un posto d'onore nel panorama del metal italiano.
Dulcis in fundo, per chiudere una serata caratterizzata da un pogo furioso, ottimo metal, con tanto di atmosfera casalinga e anche una pioggerella un pò fastidiosa ma rinfrescante, salgono sul palco del R&Wfest i deathtsters brindisino-capitolini Adimiron, la cui ultima apparizione per il sottoscritto risale sempre all'ormai lontano 2006, questa volta al Total Metal Fest a Noicattaro.
La loro esibizione è stata caratterizza da un puro concentrato di tecnica, potenza ferina e compattezza d'insieme un combo che ha davvero messo la ciliegina sulla torta su una serata che non esiterei a definire perfetta nella sua semplicità. Tecnici ma non asettici, vari ma non dispersivi, gli Adimiron si sono dimostrati dei veri professionisti della musica estrema, proponendo un mix dinamitardo fra deathcore, swedish death e progressive in alcuni punti di matrice opetthiana. Anche di loro consiglio caldamente l'acquisto del loro ultimo lavoro When reality wakes up.
Il pubblico attivo e dinamico ha pogato fino a rendere la vita difficile a tutte le band e a mettere in serio pericolo le casse dell'impianto malamente appoggiate su due bidoni (trattenute grazie all'ausilio di qualche volenteroso) a dimostrazione che non è il luogo dove ci si esibisce ma è l'attitudine a fare la differenza.
In apparenza, ma solo in apparenza, rispetto al primo incontro del Raw&Wild fest, il quale ha annoverato una presenza fondamentale quale Pino Scotto, questo secondo spotrebbe sembrare un passo all'indietro. E invece non lo è per molte buone ragioni. In primis gli Indian Bikers si sono dimostrati come al solito aperti e disponibili nel mettere a disposizione la loro struttura che per quanto piccola si è prestata egregiamente ad un appuntamento che molti avevano dato per spacciato.
La gente, complice anche la parola gratis e senza sorprese di biglietti dell'ultimo momento, è affluita in maniera più selezionata senza per questo essere carente di numero. La partecipazione del pubblico come sopra, è stata attivissima e dinamica, quel tanto che basta per rispondere a chi suppone che la scena sia morta. Se ciò non risulta vero evidentemente siamo stati tutti vittima di un'allucinazione collettiva. Sono cose che capitano
La serata del 16 aprile sarà ricordata per molto tempo, questo è certo. Le band, il pubblico e il locale hanno saputo dialogare in totale armonia, dimostrande che 'allora si può fare' non è una frase tanto per dire, ma può davvero essere la parola d'ordine per dare una scossa ulteriore ad una zona, quella della Capitanata, che a questo punto non è nè morta nè agonizzante, ma bisognosa di fatti, anche di piccola entità, per prendere più coscenza di sè. Se si vuole il modo si può trovare. Supportare e non fare i metallari cagoni e casalinghi può essere un buon modo per supportare.
Penso che quest'anno, lo staff del R&W si sia distinto non soltanto per la qualità artistica delle band contattate ma anche per il coraggio e la tenacia dimostrati in una situazione d'emergenza, nel reperire subito una nuova location e in tempo di record.
Testimonianza di ciò sono state i commenti di fine serata che, riassunti in un'unica espressione suonerebbero "E dire che questo concerto non si doveva fare...".