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INTERVISTA AI TEMPESTA
TEMPESTA

From L to R: Alessandro Longo (bt), Fulvio Sain (ct/vc), Carlo Rota(bs)

Intervista a Fulvio Sain e Carlo Rota dei Tempesta raccolta da Lemmy l'8/07/2009

Uno degli aspetti che più mi ha colpito è la longevità della band, un punto non da poco se pensiamo alla realtà musicale odierna, in cui le band si costituiscono e si sfasciano nell'arco di una brevissima stagione. Dopo diciassette anni di attività quali sono stati i cambiamenti più vistosi che avete ravvisato in seno alla band?

C.R. Hai ragione, ormai si sente spesso parlare di band che dopo il primo full lenght si sciolgono senza lasciar traccia, per fortuna noi non siamo decisamente tra queste, certo abbiamo passato momenti molto difficili, devi sapere che la prima formazione era composta da 4 elementi, il cantante/chitarrista e fondatore del gruppo, dopo la registrazione del primo demo tape nel '95, decise di andarsene lasciando me e Fulvio Sain a portare avanti il lavoro fatto.

F.S. Negli anni a seguire, sono subentrati altri cantanti che non sono mai riusciti ad integrarsi con lo spirito dei Tempesta, da qui la mia decisione di passare alla voce. Nel tempo abbiamo registrato "The price of Glory" (1999), "Virtual line to eternity" (2002) distribuito in Italia dalla Fonola ed il singolo "Rebellion" (2007). Rimanere sempre in tre è stata una scelta forzata, chitarristi, cantanti, tastieristi, e batteristi, si sono susseguiti nei primi anni fino a quando abbiamo raggiunto la formazione attuale composta da: Fulvio Sain (chitarra e voce solista) Carlo Rota (Basso e voce) e Alessandro Longo (Batteria)

Mi verrebbe da pensare, sempre ricollegandomi alla prima domanda, che i Tempesta oltre che un gruppo, rappresentino un particolare stato d'animo, o più in generale, qualcosa che vive dentro di voi. Qual è il vostro pensiero in merito?

C.R. Hai colto a pieno lo spirito del gruppo. Fin dagli inizi abbiamo combattuto per far si che le cose cambiassero, abbiamo lottato contro l'indifferenza, siamo riusciti a farci ascoltare dalla comunità in cui viviamo, tramite l'associazione di musicisti della quale siamo tra i fondatori, siamo riusciti a dar più visibilità e più spazio ai gruppi emergenti della zona. Ti assicuro che farlo in un paese turistico come il nostro dove pace e tranquillità sono la parola d'ordine non è facile.

F.S. La nostra musica è un mezzo di comunicazione che usiamo per esprimere pensieri e raccontare delle storie. Noi abbiamo scelto di manifestare la nostra indignazione contro un sistema che ormai da diversi anni non funziona più e nonostante tutto continua ad esistere senza essere intaccato da niente e da nessuno!

Ho ascoltato molto attentamente Rivoglio il mio futuro e anche più di una volta. Dopo un' attenta riflessione mi è venuto da pensare che la vostra attitudine da defender si sposi ottimamente anche con i più variati aspetti della vita sociale, come la passione per la verità e l'acuta critica ai mali che affliggono l'uomo, che poi costituiscono le tematiche base del vostri brani. In questo caso il termine defender verrebbe ad acquisire un significato molto più ampio rispetto alla sfera del metal. Cosa ne pensate?

C.R. Crediamo fermamente che la verità sia l'unica maniera di combattere il marciume che c'è in giro, l'unica maniera di far pulizia è condividere le idee, dobbiamo condividere ciò che non si vuole che si sappia, non dobbiamo accettare i soprusi, è nostro dovere denunciare ogni falsità, questa è l'unica maniera per continuare a vivere nel rispetto di noi stessi.

F.S. Siamo sempre andati fieri del nostro modo di essere Tempesta, dove ci siamo sempre allontanati dalla corrente del mercato e dalle mode, perciò abbiamo sempre creduto che il nostro carisma vada ben oltre alla catalogazione di un genere musicale.

Com'è stato il prima, il durante e il dopo durante la lavorazione del vostro album? Cosa vi ha lasciato questa esperienza di registrazione?

C.R. Siamo arrivati al momento delle registrazioni con alle spalle moltissime ore di prove, volevamo che tutto filasse liscio, e così è stato, è stata un' esperienza che ha consolidato ancor di più il feeling del gruppo, il momento che però non dimenticheremo mai è stato quando abbiamo iniziato ad aggiungere il cantato alla musica, per la prima volta risentendo il tutto, abbiamo provato un grande orgoglio per questo lavoro, a prescindere che "Rivoglio il mio futuro" possa o no piacere musicalmente a chi lo ascolta, all'interno di questo cd non c'è solo musica...sentiamo di aver fatto nostra quella rabbia che ci aiuterà a cambiare le cose.

F.S. Quando decidi di andare in uno studio di registrazione, il lavoro di preparazione comincia diversi mesi prima, nella tua sala prove, che diventa così il tuo laboratorio di idee, comunque uno degli ingredienti essenziali è l'armonia all'interno della band, che si riscontra poi sia nell'allestimento dei pezzi che nella registrazione. Ogni volta che riascolto questo nostro ultimo lavoro, sento che questa esperienza ci ha fatto maturare dando ai Tempesta un'ulteriore singolarità.

"Rivoglio il mio futuro" è caratterizzato da uno stile molto deciso e da un impatto molto diretto. Può essere considerato, da questo punto di vista, il vero e proprio manifesto dei Tempesta?

C.R. Mai come adesso, siamo stati così diretti, "Rivoglio il mio futuro" vuole essere un pugno in faccia a chi si nasconde dietro una maschera, "Rivoglio il mio futuro", non appartiene a noi, ma vuole essere il grido di una generazione contro l'indifferenza dei potenti, perché come la storia ci insegna l'indifferenza uccide più della guerra.

F.S. Non è un caso se "Rivoglio il mio futuro" è la title track del nostro EP, in quanto la sua scelta ha avuto origine sia per i contenuti scomodi che per l'impatto sonoro travolgente, una peculiarità che ormai sentiamo nostra.

Non ho avuto modo di ascoltare i vostri precedenti lavori, perciò mi viene da domandarvi cosa avete conservato del vostro sound passato nel vostro nuovo lavoro?

C.R. Musicalmente abbiamo conservato il gusto per le dissonanze, sicuramente la velocità di esecuzione e tanta, tanta rabbia che ci portiamo dietro fin dagli esordi.

F.S. Se si confrontano i lavori precedenti a quest'ultimo, si può riconoscere l'articolazione ritmica e la grinta dei nostri pezzi, una caratteristica che non ci ha mai abbandonato e che abbiamo sempre cercato di perfezionare.

Parlando sempre del vostro sound, quali sono, a vostro avviso, i pro e i contro nell'adozione del cantato italiano nel metal? Avete avuto qualche problema nel presentare il vostro sound così personale?

F.S. Quando ci siamo staccati dalla lingua inglese qualche difficoltà c'è stata, dovuta appunto al fatto che per anni abbiamo intrecciato la nostre ritmiche taglienti con testi in inglese. Ma la nostra determinazione ed esperienza ci ha portato a questo singolare sound di cui siamo fieri.

C.R. Nel passaggio tra l'inglese e l'italiano abbiamo notato, soprattutto durante i live, un maggiore interesse delle persone, la decisione di cantare in italiano è però un arma a doppio taglio, che a sentir molte delle etichette con qui abbiamo parlato ci preclude da quello che potrebbe essere il mercato estero, forse, non venderemo mai dischi all'estero, forse nessuna etichetta se la sentirà di rischiare con un gruppo come il nostro, fatto sta, che siamo orgogliosi di questo ultimo lavoro, abbiamo imboccato questa che per noi è una nuova strada e la percorreremo fino in fondo a testa alta.

Potete considerarvi dei veterani dell'underground a tutti gli effetti. Appurato questo punto, cosa consigliereste ad una band giovane che inizia a muovere i primi passi nel metal?

F.S. Un consiglio che possiamo dare alle nuove generazioni, è quello di intraprendere una strada musicale propria, anche se difficile e con ostacoli di ogni tipo, dove si ha la possibilità di esprimere le proprie idee e sensazioni senza imitare band famose e affermate, risultando così a mio parere delle brutte copie.

C.R. Inoltre ci sentiamo di consigliare alle nuove band che si affacciano a questo mondo di supportare l'underground, seguire non solo i gruppi noti, ma avvicinarsi a quella realtà di cui entreranno a far parte.

Quasi a chiusura dell'intervista vi pongo la fatidica domanda che di solito apre ogni buona chiacchierata. Cosa significa per voi il moniker Tempesta?

C.R. Il nome Tempesta è nato da un' idea di Federico Milio il fondatore del gruppo che ha voluto questo nome perché rispecchiava il genere proposto agli esordi nel lontano 1992,

F.S. Infatti all'epoca i nostri pezzi erano formati da svariate ritmiche e fulminei cambi di tempo, oggi possiamo dire che il moniker Tempesta è diventato il nostro modo di essere fuori dalle righe e da ogni schema.

Siamo in chiusura ragazzi. Lo spazio è tutto vostro. Prossimi appuntamenti in studio e live ecc ecc.

F.S. Al momento siamo in piena fase di promozione, stiamo cercando locali e festival disposti ad ospitarci, in qualsiasi parte d' Italia.

C.R. Stiamo inoltre cercando un' etichetta disposta a produrre il nostro prossimo lavoro in studio, Infatti "RIVOGLIO IL MIO FUTURO" contiene cinque pezzi, solo per motivi di budget, le idee sono già pronte per essere registrate, cerchiamo qualcuno disposto a credere in noi e alla nostra musica.

www.tempestaband.it

LEMMY



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