Da quando li vidi per la prima votla a Cerignola (14/04/06) è stato amore a prima vista. Infatti i baresi Khaosphere sono stati capaci di toccare le corde della mia sensibilità death/progressive, spesso sopita a causa della mia totale dedizione al thrash e ai bermuda Bay Area. Tecnici con brio e creatività e giammai noiosi, sempre pronti a nuove soluzioni sonore, il quintetto sa sicuramente cosa significa voler ideare qualcosa di "nuovo". Nella loro bio, infatti, ho avvicinato la band a gente come Atheist, Cynic e Aghora, il triunvirato base del death/fusion più tecnico ed eccentrico, ma a sentirli bene, soprattutto in versione in studio, mi rendo conto di quanto sound e quante influenze siano profuse nel loro sound.
Infatti sin dalla opener della promo, nonchè title track, assistiamo ad una bella invasione death/black molto vicina a sonorità tipo Opeth o Borknagar, con dei begli stacchi simpatici ed una parte centrale creata quasi con un cut-up di variazioni su un tema dato. Passiamo poi ad un pezzo a me molto caro; trattasi di "Born in Chains", altro grande carnevale sonoro, in cui troviamo parti di buon gusto jazzistico, situazioni orientali e belle parti tirate di grande impatto. I Khaosphere dimostrano di avere, e non per dire, anche una forte vena poetica ( i loro testi non sono meno intricati della loro musica nda.), vena poetica che si traduce in un toccante ed onirico capolavoro come "Il Giardino della Disarmonia".
Quando le corde vocali si uniscono a quelle degli strumenti allora si viene a sfatare quel velo di Maya che
è ancora, a distanza di millenni la musica. "Tutto concorre a creare musica" e pare che questo "ipse dixit", i Khaosphere lo abbiano appreso per bene. La band è composta da cinque ottimi musicisti ma la menzione di merito va al drumming' spigliato del caro Guido Penta, dotato sia della giusta carica del death ma anche del giusto "Rhythm" jazz/fusion e di Enrico "Spikkios"Ronchi, tastierista di gran gusto , veloce, vigoroso e creativo. Da seguire e supportare.
LEMMY |