WITCHUNTER - BACK TO THE HUNT
genere: heavy/speed metal
AlexNespoli, martedì 31 gennaio 2017 - 03:20:00

Se dovessimo descrivere con un materiale, la consistenza di questi anni artisticamente contrassegnati da un deciso piattume stilistico, dove l'essenza irruente e sporca del rock sembra essersi troppo civilizzata nei gesti e nelle intenzioni, questo materiale di cui sopra sarebbe la plastica. Utile fino ad un certo punto, ma amorfo ed insapore sia al gusto che al tatto.
Non per risultare il solito malinconico passatista, ma il rock, quello vero puzza di merda, sporco ed è contrassegnato dal sudore e dall'attitudine. Motorhead, Venom, Angelwitch e tutto ciò che rappresenta il brodo primordiale dell'heavy metal e della NWOBHM, mai come oggi, forse l'ultima salvezza per salvare un genere morente come il rock/metal. Quindi, ben vengano prodotti rozzi, violenti e scardinatimpani come i Witchunter, metallers puri direttamente dall'Abruzzo, progenie bastarda e buzzurra di un heavy metal lineare, quadrato e crudo. In quest'opera di propagazione non possiamo non ringraziare Tony Urso della benemerita Blasphemous Art Production, da anni in trincea per assicurare agli affamati ed intransigenti divoratori di metal old school il giusto pasto quotidiano.
Attivi dal 2007 i Witchunter hanno all'attivo ben cinque lavori, comprendendo il lavoro qui in analisi dal titolo indicativo "Back to the Hunt". E si ritorna davvero alla caccia con un album deciso e privo di compromessi come non si sentiva da un pezzo.
Un album dal sapore vero e quadrato; uno spaccato di vita vissuta al ritmo del caro vecchio speedmetal. Ferma restando un'omogenità di base possiamo citare alcuni capitoli all'interno del disco davvero interessanti come l'opener, nonchè title track e la seconda "Lady in white" (non si parla propriamente di donne), ma una mensione in particolare merita "Vultures Stalking", brano nel quale un riffage di chiara scuola teutonica (la mente ritorna ai primi Helloween) si sposa con una sguaiataggine controllata, tipicamente britannica (Tank) esattamente come nel brano successivo "Hounds of Rock", brano guidato da un main riff, imponente e diretto che in alcuni punti puzza di Kiss, se non nel sound, almeno nelle intenzioni.
Senza dilungarmi troppo in valutazioni, lasciamo un po' di curiosità a chi avrà la fortuna di ascoltare questo lavoro, interessante e ricco di attitudine (da notare anche un'interessante e 'ciotta' versione di "Achille's last stand dei Led Zeppelin).
Dato il taglio del disco, che alcuni definirebbero "true" o "old school", mentre qua vogliamo definirlo pienamente "Metal" con la "M" maiuscola, possiamo essere sicuri e certi che solo un target preciso di ascoltatori riuscirà ad andare oltre la patina "nostalgica" e "manieristica". Bisogna ficcarsi in testa un concetto e questa recensione mi offre lo spunto per esprimerlo a viva voce: il Metal non deve e non può evolversi. Il Metal deve rimanere com'era. L'unica differenza sta in chi ha attitudine e chi no. La teoria evoluzionista può andare bene per gli esseri umani, ma per il Metal, no. Le cosìddette 'evoluzioni', se così vogliamo chiamarle, sono state abbastanza eloquenti, in senso ovviamente spregiativo. Witchunter: continuate a spargere il verbo del Vero Metal.


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questo oggetto è tratto da Apulian Destruction
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