MONOLITHIC NIGHT: 13/10/2016 - NORDWIND DISCO PUB -
The Ossuary + The Apulian Blues Fundation + Lolong
AlexNespoli, venerdì 14 ottobre 2016 - 10:15:00

Nell' effettivo in questi anni stiamo assistendo ad un (invo)evoluzione della musica. Difficile capire quale orientamento stia prendendo 'lo stile', fra venti di rinnovamento e atteggiamenti passatisti. Di fronte ad un omologazione sempre più plastica e anemica, si torna a bussare agli Anni Settanta. Anni frenetici e famelici, durante i quali, in più di un'occasione si è tornato a riscoprire il blues, le cui radici, tanto ieri quanto oggi, rappresentano un ideale bacino aperto a sperimentazioni e curiose riletture.
C'è da supporre che oggi si percepiscano le stesse sensazioni e che quindi ci sia ritornando alle radici per un evidente e impellente necessità.
Ci saremmo risparmiati un incipit apparentemente così esagerato, quasi ai limiti della sociologia musicale, ma è nostro avviso, produrre non solo cronache, ma anche impressioni, più o meno futuribili o, ci venga concesso il neologismo 'futurizzabili'. Come si comprende il presente? Osservando il passato.
Per l'appunto, giovedì 13 ottobre, in quel del NordWind di Bari si respirava aria di Anni Settanta, o meglio ancora, desiderio di Anni Settanta, di fronte ad un pubblico interessato e presente.

LOLONG

Aprono le danze i Lolong, band stoner rock, attiva dal 2012, caratterizzata da una serie di numerosi avvincendamenti all'interno della line up. Dotati di un sound granitico e pesante, i Lolong, iniziano da subito a piallare il palco del Nordwind, grazie ad una sequenza di brani quadrati, tanto nel ritmo quanto nella melodia. Ottimo il lavoro chitarristico svolto da Nico Masi e Fabio Florio, perfettamente sincronico e giustapposto, ma sulle righe va registrata la performance di Massimiliano Mortara, batterista di vecchia scuola, già in forza negli Anuseye e del cantante Fabio Cacace, vocalist dotato di una vocalità non comune e molto elastica. Uno show decisamente molto alto per essere l'inizio, estremamente groovy. Decisamente l'ideale per entrare in tema.

THE APULIAN BLUES FUNDATION

Dopo un rapido cambio palco è la volta di uno dei progetti più curiosi e direi anche coraggiosi della scena musicale nostrana, i The Apulian Blues Fundation. Già la dicitura 'delta/stoner la dice lunga sulla particolarità di questo trio, formatosi a Bari nel 2015, che si incontra a metà strada fra il Mississipi di Robert Johnson,Son House e Charley Patton e le suggestioni settantiane a cavallo fra tradizione e avanguardia degli Orange Goblin e degli Electric Wizard (ma si sente anche un certo olezzo di SUNNO)) ). Slide guitar, accordature apperte, suoni scavati, batteria cadaverica e basso tonante fanno degli T.A.B.F un combo terremotante e sinistro, dall'incedere mortifero e voodoo, simile ad un Nosferatu affetto da rigor mortis. Ipnotici e monolitici, questi tre stoner/bluesmen hanno davvero un potenziale notevole, al di là della capacità tecnica (in primis lavorare su un bpm basso), ma soprattutto per l'originalità nel far rivivere un genere, tutt'altro che morto, tutta'altro che vecchio, con tanto di steel guitar a tre corde, che fa sempre onore.

THE OSSUARY

La degna chiusura di questa serata, all'insegna del downtempo e di un bpm inversamente proporzionale al tasso alcolemico, non poteva che essere affidata ai The Ossuary, band nata da una costola (o faremmo meglio a dire dal sistema nervoso) dei grandi Natron, quale Max Marzocca e Domenico Mele (rispettivamente batteria e chitarra). Pesanti, onirici e pienamente settantiani nel sound e nelle intenzioni, i The Ossuary hanno nel loro DNA la lezione dei Coven, dei Black Widow, dei Witchfinder General e ovviamente degli onnipresenti Black Sabbath.
Il risultato è groove a secchiate e sonorità 'woody' ('legnose', termine più adatto all'erroneo 'vintage', intrigante ma del tutto riduttivo e fuorviante), ritmi claustrofobici e catatonici. Sulle righe la prestazione del vocalist Stefano Fiore, deisamente teatrale e funerea.
Davvero notevole il songwriting di questo quartetto, che getta nel calderone un po' tutto del meglio, del meglio dell'heavy rock, con una temperie quasi 'jazzistica' e progressive, piena e creativa. Che dire. Pure southern black sound. Vecchia scuola non mente.

Si conclude così una delle migliori serate di questa inizio stagione concertistica, durante la quale abbiamo avuto la possibilità di vedere in azione tre band, tutte capacissime e piene di attitudine, per cui andare orgogliosi delle proprie radici meridionali ed, indiscutibilmente 'blues', la dove per 'blues' si intende, chilometraggio, curiosità e voglia di fare.



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questo oggetto è tratto da Apulian Destruction
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