FINGERNAILS: HEAVY NIGHT 1984 (2014)
genere: heavy metal
AlexNespoli, giovedì 04 febbraio 2016 - 19:21:00

Parlare dei Fingernails (e giù i cappelli quando parliamo di questa splendida band) significa parlare di tre cose principalmente: un momento storico, un sogno e un attitudine. Gli anni sono i primi anni Ottanta, un momento che per il nostro genere, rappresenta come ben noto, il momento più alto della sua scala evolutiva.
Il sogno è quello di riuscire a portare la cultura dell'heavy metal nel paese del bel canto, esperimento questo parzialmente riuscito dal momento che molte band (specialmente nel panorama black metal) hanno ribadito, a più riprese, di avere contratto un debito di riconoscenza con la scena italiana. Senza contare che la presenza di alcune istituzioni culturali e cultuali presenti in loco, hanno garantito l'insorgenza e la proliferazione di una forza propulsiva uguale e contraria, di cui il Metal è la più diretta filiazione.
Infine l'attitudine, e qui entriamo nel nerbo di questo grande lavoro di caratura storica. Grazie all'interessamento della Blasphemous Art Production, questo importantissimo documento storico rivede la luce dopo più di trent'anni e questo a vantaggio della conoscenza anche e soprattutto delle nuove generazioni che necessitano di un'adeguata preparazione e rispetto per ciò che ha rappresentato l'Italia negli anni verdi del nostro genere.

HEAVY NIGHT 1984 è una devastante mistura di heavy metal primordiale, con fortissime venature punk e rock blues.
A partire dalla opener e title track, lo spettro dei Motorhead appare un po' dappertutto, ma spalmato e diluito con un'attitudine che potremmo definire totalmente "Fingernails". Interessanti anche le versioni "eversive" di "Jumping Jack Flash" dei Rolling Stones e la sola voce della bravissima e sfortunata Adele Sperati (al secolo Sara Sperati, impegnata nel cinema in diverse pellicole poliziottesche e scomparsa per overdose agli inizi del 2000) in brani come "Mercedes Benz" di Janis Joplin. Il lavoro si compone anche di versioni demo della potente "Patto d'Acciaio" del 1985 e di alcune terremotanti versioni live di "Heavy Night" e "Cimitero degli Dei" giusto per citarne alcune.

Senza nulla togliere alla sezione ritmica devastante (Gabriele Cannone alla batteria e Sergio Grammatico al basso) su tutti svetta la personalità titanica di Angus Bidoli chitarrista dotato di un sound molto solido e per nulla scontato tanto ieri quanto oggi.
In conclusione ci troviamo davanti ad un lavoro che può indurre a scapocciare, che si fa ascoltare con grande agio e che induce anche ad una sincera commozione. Quelli erano gli anni dell'attitudine, dove non era facile far accettare un genere dannatamente duro proprio perché così vero. Ascoltare "Heavy Nights" è un po' come sfogliare un album dei ricordi, con la sola differenza che a parte qualche pelo bianco in più, il Metal non se n'è andato via. È sempre là. Alzati dal letto, mettiti le scarpe, i jeans logori, la maglia targata di qualche band e il chiodo, una mezza spazzolata ai capelli e via. Si parte per la strada.





questo oggetto è tratto da Apulian Destruction
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