COIL COMMEMORATE ENSLAVE - L'INFINITA VANITÀ DEL TUTTO (2014)
genere: black metal
AlexNespoli, venerdì 26 giugno 2015 - 18:32:00

Esistono tanti modi di fare black metal, un genere oggi ormai sdoganato e anche in alcuni frangenti, messo in ridicolo nei suoi aspetti estetici e nella sua mimica, più affine quasi alle pose del teatro kabuki che non a quelle dei cupi spettri scandinavi. Eppure il black metal, nonostante tutto, sa incutere ancora quel timore quasi reverenziali, di cui solo le espressioni più reali sono veicolo diretto. Allo stesso modo dei paesaggi scandinavi, la nostra amata Basilicata, nei suoi paesaggi brulli, incontaminati e naturali nel senso più ampio del termine, continuano sempre a fungere da ispirazione per le band del posto, sempre più intente ad un lavoro di contenimento di quello che potremmo definire il vero "nucleo Nero" del Black Metal più oltranzista.

È certamente il caso dei Coil Commemorate Enslave, band lucana, le cui musicalità ambientali, degne di un documentario underground sulle bellezze naturalistiche della Basilicata, ben si sposano con un contributo letterario di prima qualità. Il lavoro di cui ci troviamo a parlare oggi è per l'appunto il lavoro d'esordio dei CCE, dal titolo eloquente "L'Infinita Vanità del Tutto" datato 2014. Per chi ha avuto a che fare con la letteratura italiana e ancor di più con la critica letteraria del XIX secolo, sa bene che la figura di Giacomo Leopardi può essere considerata come una delle pietre miliari più alte della nostra cultura, nonché una delle fonti di ispirazioni di molta musica atmosferica dai toni depressivi, unitamente alle suggestioni filosofiche di Nietzsche o le imponenti e chiaroscurali visioni caravaggesche. Già a partire dal titolo, nel quale viene ripreso un verso del Canto XXVIII - "A se stesso", dove il pessimismo cosmico del genio di Recanati raggiunge il suo zenit, si comprende l'intento elitario di questa band davvero molto promettente. Dal punto di vista musicale-compositivo, il sound del trio lucano risponde alle coordinate di quel black metal, definito in maniera, a mio avviso, decisamente approssimativa "depressive". Forti sono le influenze degli Evoken e degli Argar senza disdegnare ovviamente forti richiami dei primissimi Darkthrone. Quindi su una base ritmica a volte serrata a volte quasi affetta da una sorta di rigor mortis, si intrecciano finissime melodie chitarristiche e arpeggi di sapore onirico. Data la persistenza di un concept va da sé che questo interessante lavoro vada ascoltato dalla prima all'ultima nota, Intro e Outro compresi.

Da un punto di vista prettamente tematico, la band ha lavorato creando una struttura che potremmo definire "ad imbuto", partendo quindi da scenari sentimentali più esterni, ma sempre cupi.
"Amarissima allor la ricordanza", fotografa un sentimento quasi in maniera impressionistica, nel sua essenza passata.
Si scende poi attraverso la "natural burella" di "Chiamata fosti lamentata e pianta"
e "Mia lacrimata speme" dove i toni raggiungono anche a livello musicale un tono depressivo più intrigante che non pesante. "C.C.E parte II", "Il tramonto della luna" e "Amore e morte" rappresentano le punte di diamante del lavoro, grazie alla produzione di melodie intersecate con grande maestria, tanto da risultare quasi ipnotiche.
Si approda poi a "Lentae Genistae", la lenta (elastica) ginestra (termine latino preso in prestito da Le Georgiche di Virgilio) con la quale la vicenda poetica di Leopardi raggiunge forse il suo più vero epilogo e aprendo, con larghissimo anticipo, al simbolismo francese e quindi alla poesia moderna. Quindi il pessimismo cosmico rappresentato dalla ginestra e dal suo crescere nella desolazione (metafora umana del poeta) non chiude un epoca ma apre a qualcosa di diverso e quasi ramificato. Esperienza, questa, resa con grande maestria attraverso uno spannung musicale elastico, perfettamente allineato con i testi.

Decisamente mi sento di dire che questo non è solamente uno dei migliori debutti in ambito black metal, ma probabilmente uno dei lavori meglio costruiti degli ultimi anni. Decisamente i Coil Commemorate Enslave hanno trovato la formula giusta, riconfermando come questo genere, oggi, sia uno dei veicoli ideali per rendere onore alla cultura italiana, soppiantata spesso più dall'esterofilia forzata che dal fisiologico menefreghismo di questi anni.


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questo oggetto è tratto da Apulian Destruction
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