DRAGONHAMMER - THE X EXPERIMENT (MY KINGDOM MUSIC - 2013)
genere: power/epic metal
AlexNespoli, giovedì 04 giugno 2015 - 09:58:00

Gli appassionati di musica underground sono ben consapevoli di quanto My Kingdom Music rappresenti un punto fermo per questo settore, ponendo il suo vessillo sempre su lavori di altissimo valore: ben prodotti, ben suonati e ben impacchettati. Per questo ho accolto l’ultimo lavoro dei Dragonhammer, con una certa aspettativa.

Il primo impatto con “The X Experiment", terzo lavoro della power epic band italiana, è sicuramente ottimo con una veste grafica molto accattivante che proietta subito l’interlocutore in quella dimensione apocalittica che fa da scenario alle vicende narrate attraverso i 9 capitoli di questo album. A dar maggiore enfasi all’intero disco, contribuisce non poco la presenza di un certo numero di guest di spessore: Francesco Fareri ( J. Loomis, Virtual Mind), Roberto Tiranti (Labyrinth, Mangala Vallis ecc,), Titta Tani (Ashent, Phoenix Rising) e David Folchitto (Stormlord).

Si parte con “It’s the beginning”, intro strumentale che introduce nel futuristico mondo post-nucleare dipinto dai Dragonhammer, con una voce narrante affidata alle breaking news dei telegiornali di tutto il mondo che annunciano il disastro imminente. Ed è così che si da inizio alle danze con la buona “The End Of The World”, classico brano Power-Epic caratterizzato da una grande cavalcata veloce e potente, in cui la sezione ritmica mette in mostra tutta la sua verve: grandioso il drumming di David Folchitto. Buon brano che strizza eccessivamente l’occhio agli Hammerfall, ma con un certo impatto sull’ascoltatore e con la feat di Roberto Tiranti che rappresenta la classica ciliegina sulla torta.

Si passa a “Seek The Ice”, altra mazzata nei denti epica al punto giusto, con una strofa molto moderna nel mood e nell’arrangiamento che sfocia in un ritornello spiccatamente sinfonico. Da apprezzare il coro sinfonico nell’intermezzo di questo brano, seppure la produzione del disco non abbia dato la giusta enfasi e lo giusto spessore ad un’idea che, in questo modo, resta realizzata solo a metà. Si arriva al quarto brano, la title-track dell’intero lavoro “The X Experiment”: un capitolo che non aggiungerebbe nulla a quanto sino ad ora detto, se non fosse per l’interlude strumentale, in cui la band si imbatte, egregiamente, in distese più classicamente prog. Arrivati a metà disco, quando si è oramai abbastanza caldi, i Dragonhammer calano il loro asso di spade, con la spaventosa, epica ed ultra moderna “Escape”. Nella mia opinione il miglior lavoro dell’intero disco, con una stupenda interpretazione di Max Aguzzi alla voce.

Molto bello il lavoro delle chitarre. “Escape” è una perla, un grande lavoro: più semplicemente la miglior traccia del disco, capace di oscurare la successiva“My Destiny”, malgrado la duplice presenza di Titta Tani alla voce e Francesco Fareri alla chitarra. Brano orecchiabile, piuttosto morbido ed easy-listening ma eccessivamente lungo, che finisce con l’annoiare un pò. Con “The Others”, i nostri eroi tornano a cavalcare distese a loro più congeniali, seppure sembrino ancora strizzare l’occhio al mood degli Hammerfall di “Glory to The Brave”, e cadano nel tranello del già sentito (ma sinceramente non sono un cultore dell’innovazione a tutti i costi).

L’ottavo capitolo è una stupenda ballata, “Follow Your Star”, con un forte mood rinascimentale che sembra quasi richiamare alla mente alcuni lavori dei Ten, reinterpretati in maniera assolutamente personale. Le sognanti note delle chitarre acustiche di “Follow Your Star”, ci cullano dolcemente prima della battaglia finale, l’ultimo capitolo costituito da “Last Solution”: un vero pungo nei denti, con un riff tagliente ed un’inaspettata verve elettronica che finisce con il dare al lavoro una certa personalità.

Volendo dare un giudizio sintetico a questo “The X Experiment”, non si può che fare un plauso alla band italiana che sforna un lavoro di alto livello, ben suonato e ben arrangiato, che riesce a dire qualcosa di interessante in un genere, quello del power/epic, trito e ritrito, che spesso si porta dietro dei clichè piuttosto stucchevoli. Unico appunto personale è che a tratti la produzione (comunque professionale) non dia giustizia alla performance della band, soprattutto per quanto concerne le chitarre, suonate divinamente ma che in alcuni punti avrebbero meritato più enfasi. Horns-up per i Dragonhammer.

R. Doronzo

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