RECENSIONE "THE MUSICAL AFFAIR" di Daniela Errico
genere: book fotografico
AlexNespoli, venerdì 09 gennaio 2015 - 09:08:00





È la prima volta che su Apulian Destruction si recensisce un lavoro così particolare. Fino ad adesso avevamo recensito cd, demo, libri, ma mai un book fotografico.
Il motivo per cui abbiamo accettato questa proposta non convenzionale, è dovuto a due ragioni. Per prima cosa l'artista in questione è molto capace e proprio per questo merita un'adeguata visibilità e seconda cosa l'artista in questione, rispondente al nome di Daniela Errico, autrice di questo interessante book fotografico dal titolo emblematico di "The Music Affair", ha immortalato, quasi al 90% le imprese di tutte le migliori band Metal (e non) che si sono avvicendate nella nostra bella Puglia, in quest'ultimo periodo. Ma come di consueto, entriamo nel vivo dell'argomento.

In virtù del suo pregevole lavoro, svolto con passione e professionalità, è possibile affermare che la semplicità e la schiettezza, rappresentino, sotto molteplici punti di vista, la cifra stilistica della fotografa brindisina Daniela Errico.
Niente parole altisonanti nella sua biografia ragionata, niente sterili elenchi, niente eloquenza di cifre. Una tacita e lapidaria ammissione posta a mo' di incipit ci fa ben comprendere lo spessore artistico e umano della fotografa "(...) autodidatta, deve alle sperimentazioni e alle condivisioni del sapere, ciò che adesso costituisce il suo bagaglio formativo". Semplicità quindi, ma non semplicismo. Difficile infatti, oggi come oggi, sapersi districare da quel groviglio di tecniche fai-da-te e da incapacità travestita da sperimentalismo. La fotografia, inutile anche dirlo, ha una sua grammatica, una sua sintassi e, soprattutto, una sua semantica, il cui corretto apprendimento costituisce la base anche per il loro eventuale e ragionato sovvertimento.

Daniela Errico è molto vicina alla musica, vicina sotto tutti i punti di vista, lavorando attivamente con grandi artisti della scena Metal locale, dando forma e colore alle suggestioni d'insieme (Dewfall ed Essenza), effettuando circonvoluzioni come "acrobata da palco" (citando un oscuro addetto ai lavori del Metal Symposium) durante numerosi eventi, sviluppando in taluni casi anche capacità di teletrasporto da un punto ad un altro dello stage, ma soprattutto è in possesso di un raro talento: quello di aver saputo e di saper riportare con gli occhi quello che di solito si coglie con l'udito ed è appunto la primissima percezione che si ha visionando questo book, molto interessante e dal titolo emblematico "The Music Affair".
Nell'impossibilità di proseguire con un photo by photo, qui di seguito ci limiteremo ad analizzare gli scatti più rappresentativi contenuti in questo portfolio.


Il primo scatto (08) riprende a pieno l'anima 'decandente' quasi ottocentesca dei deathsters italiani Fleshgod Apocalypse, headliner dell'edizione di ottobre del Metal Symposium. L'obiettivo è stato capace di cogliere i colori tipici delle atmosfere neogotiche, evidenziando l'opacità delle forme in netto contrasto con l'impatto della figura. A seguire troviamo stesso soggetto (10) ma in condizioni più dinamiche, sia per l'esplosione di coriandoli sia per la parabola di luce, che taglia la foto in due, dal massimo della sua brillantezza in alto a sinistra fino ad un quasi totale spegnimento in basso a destra. Le particolari condizioni di luce hanno creato inoltre in maniera completamente naturale, una colorazione seppia che ha conferito al tutto un senso di onirico ampiamento del campo visivo.

Un feeling sanguigno, quasi animalesco caratterizza lo scatto successivo (13) dove l'obiettivo della Errico riesce a prendere a pieno il senso di corposa dinamicità del combo olandese degli Asphix, ospiti d'onore insieme ai Sodom in occasione del Rockcult Festival (13) il 15 marzo 2014 a Bari. Dilatata, sanguigna e areosa, questa foto riesce a cogliere a pieno lo spannung musicale che si viene a creare durante un live act, quando il vigore della band e la risposta del pubblico creano insieme una massa d'energia difficilmente quantificabile.

Semplice, diretta, quasi un quadro dai toni cupi a metà strada fra un feeling caravaggesco e la nebulosità simbologica di un impressionismo che si fa al tempo stesso espressionismo è invece la foto 18. La figura fumosa di Hoest, deus ex machina dei norvegesi Taake, headliner del Metal Symposium (3 maggio 2014 per la precisione) viene colta in un momento di quasi intima rapporto con se stesso. La predominanza dei toni cupi del blu e del nero rendono questo scatto ricco di una forte tensione emotiva. L'impossibilità di riuscire ad identificare una coordinata spazio-tempo, rende questo scatto fra i più pregevoli dell'artista salentina, interessata, come esplicitato da lei stessa in più di un'occasione, a cogliere con maggiore caparbietà l'essenza delle cose anzichè a sondare la portata tecnica del suo prodotto, per altro innegabile.

Sempre nel su citato contesto, la Errico gioca e sa cogliere con grande precisione, la rarefatta potenza delle ombre. La musica e in particolar modo il Black Metal è un genere in cui predominano più le ombre che non le luci, ma in quella linea di confine, dove la luce e l'ombra si incontrano si vengono a formare tante inquietanti e al contempo affascinanti, particelle di materia ad alto potenziale descrittivo.
È il caso dei blacksters baresi Ad noctem funeriis (23) il cui scatto rallenta la loro azione furiosa sul palco, centellinando ogni movimento. Il tutto è reso ancora più onirico dalla persistenza di una luce violacea, il cui incontro con un'atmosfera fumosa, trasforma, piega e modella le ombre, conferendo a questo scatto un valore di intima epicità. Un effetto molto singolare.

Cambiamo tema, situazione e si potrebbe dire anche clima. In inglese com'è risaputo, i verbi 'giocare' e 'suonare' vengono racchiusi in una medesima forma, ovvero 'play'. Il momento di un solos, particolarmente ipertecnico può essere vissuto come il momento in cui il chitarrista (in maniera preponderante) da sfoggio della sua bravura come virtuoso. Senza eccedere o trascendere in un atteggiamento che più che serio potrebbe risultare serioso, quello del solos può diventare un momento rocambolesco e per l'appunto giocoso. È il caso dei levantini Tales of Deliria, i quali hanno abituato la loro platea ad un concentrato di sonorità tecniche ma non asettiche e lo scatto in questione (29) evidenzia proprio questo aspetto. L'obiettivo coglie un momento di simpatica ilarità, dove il bassista osserva colpito l'esecuzione quasi impassibile del suo collega alla chitarra. Il palco diventa sala prove, quindi la 'casa' del musicista, lo stupore ìlare dell'uno contrasta con l'atteggiamento serio e impostato del secondo. Una luce tenue e un pizzico di fortuna di chi è riuscito a catturare un'instante particolare, conferisce a questa foto un morbido impatto dinamico, per nulla spigoloso. Il riscontro delle linee-forza denuncia la grande morbidezza di questo scatto, che ben si sposa con una giustapposta atmosfera divertita e posata.

Schietta e sinistra, ma al tempo stesso riflessiva e seducente, la figura della bassista dei Kurgall (31) svetta fra molti altri scatti per la dicotomia morbidezza/durezza. Il colore acceso dei capelli rosso tiziano, non ha una forte rilevanza all'interno del quadro, tanto quanto i contrasti chiaroscurali del volto, messo in evidenza dal canonico facepainting, elemento cardine del pensiero e della filosofia del Black Metal. In questo scatto si alternano il biancore del volto e della pelle, in contrasto col nero del trucco e del vestito e il rosso dei capelli (guarda caso i tre colori sacri dell'alchimia). Forme dirette, irte eppure ammorbidite da uno sguardo impassibile, forse stanco o di intimo distacco. Ciò che è da porre in evidenza in questa foto è stata la capacità di saper traslare in immagine, una situazione di dubbio che potrebbe cogliere l'osservatore attento.
Quando la tensione creativa viene colta al suo massimo grado il musicista raggiunge la sua piena soddisfazione (36). Musica come gioco, musica come il suono di una batteria, vero orologio di un gruppo. In un certo senso siamo un po' tutti affetti da una sorta di disturbo ossessivo-compulsivo per il quale, di fronte ad uno stato di disordine o di incompletezza si reagisce con un senso di forte fastidio. Allo stesso modo saremmo oltremodo disturbati se la bacchette poste alle ore dieci, non andassero a colpire i rispettivi piatti e concludere degnamente un brano o il concerto. È un attesa, prima di prolungare il finale in maniera piena, come quei finali pomposi della musica classica, dove l'applauso o la standing ovation da parte del pubblico è parte integrante di un'esecuzione sentita e tecnicamente ineccepibile. Riducendo il tutto ai minimi termini, questo scatto dai colori fumosi, oscillanti fra il verde chimico e il rosso sanguigno, profumano di soddisfazione da parte del musicista che sa, che tutto sta filando liscio.

Echi settantiani, tendenti alla primavera del Punk 77, fatto di happening e irriducibile carica sovversiva animano uno scatto che di Anni Settanta ha tutto, numerazione compresa (70). Lo scatto ritrae la cantante padovana Tying Tiffany in azione durante il Rockinday Festival (08/08/2014) in quel di San Vito dei Normanni (Brindisi). Suggestiva proiezione verso l'alto, una vera ascesi musicale, tanto che il ritmo sembra irrompere fuori dai limitati confini della foto e ripercuotersi sull'osservatore. Il biondo dei capelli si fa fuoco, un fuoco dall'incedere armonico, che sembra quasi seguire l'estasi ascensionale della vocalist. Un fuoco che si irradia forte del palco e si dirada verso l'alto. Decisamente dinamica, tribale e arcaica.

Giorgio Canali (73) storia del rock italiano impegnato con i CCCP e i CSI, chiude questa selezione di foto di "The Music Affair". Siamo sempre sul palco del Rockinday Festival, il 9 agosto. Il chitarrista emiliano è colto dalla Errico in un momento di pensieroso approccio al proprio strumento, unitamente ad una gestione accorta del palco, tipica di chi conosce questo mondo. Scatto in cui predominano i colori caldi, un gustoso effetto chiaroscurale e un forte senso di dinamismo (capelli, torsione del busto, mano sinistra) in netto contrasto con la concentrazione del volto.
In coda (non certo per ragioni di importanza), citiamo gli scatti in studio (sez. Photo session for cd, demo and other), lavori quindi ponderati e studiati ma non per questo , privi di quella naturalezza che contraddistingue l'esperienza 'live' di Daniela Errico. Uno squisito gusto per la geometrizzazione delle forme e delle posture caratterizza gli scatti 81, 82 e 83 dove le band, diventano esse stesse con le loro studiate posizioni, veicolo espressivo del loro stesso messaggio.
La struttura a scatole cinesi è invece ciò che si evidenzia dal piacevole divertissment della sezione Backstage videoclips.
Al di là della necessità documentaristica è importante sottolineare come la Errico, in altre pregevoli produzioni rese note sul suo sito (www.danielaerrico.it), abbia sempre coltivato un certo interesse per le elaborazioni 'a matrioska', veri e propri lavori di semiotica fotografica o di ipertestualità in immagine la cui eco può essere riscontrata anche in questo materiale documentario, dove la realtà viene filtrata attraverso due schermi, quasi come se la Errico ci facesse vedere attraverso il buco di una serratura che a sua volta rimanda ad un'altra serratura e così via'voyersimo democratico-creativo', almeno nelle intenzioni ma sarebbe come inerpicarsi in un labirinto anche troppo lineare.

L'esperienza live può essere apprezzata più o meno da tutti, ma viene fondamentalmente amata dai musicisti ed è spesso oggetto di adorazione critica da chi è il soggetto del tema (ancora una volta lo schema 'a matrioska'). Purtroppo in tempi ingenerosi come questi, dove l'ars fotografica troppe volte diventa ancella di un protagonismo edonistico, per nulla comunicativo e per giunta confezionato in maniera decisamente raffazzonata, lavori come quelli di Daniela Errico ci permettono di prendere una boccata d'aria fresca, ma soprattutto ci forniscono l'occasione di assistere in corpore vili, al dialogo del fotografo con la luce, anche nei frangenti più estemporanei, tipici dell'esperienza live e di poter cogliere l'essenza intima delle cose. Daniela Errico è un artista prima di tutto, conosce i tempi, i ritmi della musica, il dove, il quando essere e soprattutto dove essere. Un'artista polimorfa, capace di rincorrere la luce e le sue trame intricate ma che, all'occorrenza, si dimostra capace di saper plasmare con grande duttilità, l'argilla dura di cui è composta la zona d'ombra.


"The Music Affair" è disponibile sia su Blurb che su Amazon. Per tutte le altre informazioni vi rimandiamo sul sito di Daniela Errico

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questo oggetto è tratto da Apulian Destruction
( http://www.apuliandestruction.com/e107_plugins/content/content.php?content.465 )