BIFROST - THE DANCE OF THE EVANESCENT (2010)
genere: progressive/death metal
AlexNespoli, martedì 25 giugno 2013 - 03:31:00

Terza release demo per i foggiani Bifrost. Il monicker si riferisce alla “tremula via”, ossia l’Arcobaleno, il ponte che congiunge Asgard, la Terra degli Dei Asi a Midgard, la Terra degli uomini. Una viking metal band, come suggerirebbe il concept? Niente affatto! C’è da dire che in questo nuovo prodotto, “The Dance of the Evanescent” anche le lyrics si distaccano dai vecchi testi ispirati alla mitologia scandinava per rivolgersi verso la descrizione di atmosfere più eteree e rarefatte, a volte ispirate alla natura altre a riflessioni filosofiche, esistenziali e squisitamente interiori. Il modello evidente musicale dei Bifrost rimangono gli Opeth. Riletti in chiave ovviamente molto personale ed elegante. Uno dei punti di forza della band è sempre stata la compattezza compositiva, dovuta alla stabilità di line-up. La band difatti nasce nel 2004, da un gruppo di amici e sodali: Mario de Vito (chitarra e voce growl), Francesco De Meo (batteria) e Francesco Dragoni (basso e voce pulita). Nel 2010, alla combriccola si aggiunge il chitarrista Alessandro Nespoli che apporta nuova verve compositive ad un songwriting già rodato. Di qui, quella dei Bifrost è una crescita costante. Le coordinate, nel tempo, restano sempre quelle di un death metal solido e aggressivo, arricchito da venature progressive e una strizzata d’occhio alla psichedelia anni ’70 (Pink Floyd, in primis). Ma, in quest’ultima release, il contenuto musicale si fa ancora meno scontato e immediato e molto più complesso e accattivante. La voce pulita viene utilizzata di più e con maggiori estensioni. Anche il cantato growl è meno strascicato e risulta ancor più travolgente e convincente, laddove nelle vecchie release destava qualche perplessità. I 5 brani non sono per nulla scontati e sono delle piccole gemme da scoprire. Alcune cose mi hanno riportato alla mente le soluzioni sonore dei norvegesi In the Woods, addirittura. Splendidi gli arpeggi, che donano un tocco molto folkeggiante e malinconico. Una miscela di sentimenti che si susseguono: forza, potenza, tristezza, dolcezza..e ogni ingrediente è miscelato con grande maestria. Questa è la ricetta, lo ripeto, riuscita grazie ad una stabilità di line-up che ha permesso ai quattro ragazzi foggiani di crescere e migliorarsi, uscita dopo uscita. Crescita che ora permette loro un’esecuzione più ambiziosa e più sicura. Ottima, a mio avviso, anche l’idea di realizzare dei brani non eccessivamente lunghi. Piccole perle che svelano la loro ricchezza: cambi di tempo, solos, arpeggi, giochi vocali..Nonostante la demo convinca già a primo ascolto, il mio consiglio è di ascoltarlo diverse volte. Per poterne cogliere la completezza: sia a livello musicale che concettuale e testuale. I Bifrost sono la riprova che la scena italiana è di gran lunga superiore a tante altre scene straniere più “decantate”. Che, in Italia e al Sud, ci sono delle ottime band che negli anni hanno lavorato sodo con sacrificio e passione, solo per Amore della musica, lontane dalle mode e disinteressate, senza i miraggi di facili guadagni. E fa molta rabbia, vedere come si decida di supportare prodotti pessimi ma “meglio sponsorizzati”, rischiando magari di frustrare le velleità di queste band che continuano imperterrite nonostante gli ostacoli e le difficoltà di suonare dal vivo nel nostro Paese e nel Meridione ancora di più. Compriamo le demo e i cd dei gruppi italiani. E liberiamoci dal provincialismo “metal” che ci fa credere i nostri gruppi delle brutte copie, dei prodotti di serie B. I Bifrost hanno dimostrato che non è così. E che, al di sopra di tutto, a distanza di anni, si divertono ancora un mondo a suonare.

MAURIZIO L'EPISCOPIA




questo oggetto è tratto da Apulian Destruction
( http://www.apuliandestruction.com/e107_plugins/content/content.php?content.374 )