RECENSIONE "SUBTERRA - Rock estremo e cultura Underground in Italia" di EDUARDO VITOLO
genere: saggio
AlexNespoli, giovedì 06 giugno 2013 - 09:59:00

Per la serie "strano ma vero": è mai possibile che in anni di anarchia mediatica, ci siano ancora dei pazzi nostalgici che desiderano raccontare le gloriose gesta della Scena che fu? Io direi "meno male", visto e considerato che l'uso distorto di Internet (e non dello strumento in sé) ha praticamente sconvolto e azzerato il normale e sano ciclo vitale delle odierne esperienze artistiche (prima la foto ad effetto e poi il prodotto).
Chiunque vivi ed operi a diversi gradi all'interno del circuito Underground si sarà certamente posto, alla luce di summenzionati cambiamenti, la seguente domanda: "Esiste ancora un Underground?". Certamente possiamo quantomeno affermare che esso sia esistito e che, soprattutto sul territorio italiano, abbia dato i suoi grandi e graditi frutti, in anni in cui email e download non erano neanche dei sogni.
Eduardo Vitolo (classe 1974) è uno di quei pazzi sognatori (nonché dotato di raffinatissima ed enciclopedica cultura "subterranea"), che nonostante tutto, continuano a portare avanti la passione per l'Underground e, nel caso specifico del nostro, avvalendosi dello strumento più ideale e "retrò" (almeno secondo i parametri odierni): il libro.

Dotato di uno stile ricco e scorrevole e di una prosa tecnica mai stancante e anzi avvincente, degna davvero del miglior bildungsroman, Sub terra, vi trasporterà indietro nel tempo negli anni nevralgici dell'Underground (80/90), gettando luce su storie mai raccontate prima, rimaste chiuse negli scantinati e nei quartieri storici di grandi città come Torino, Milano, Roma, Napoli e Genova, così come in centri minori come Salerno, Castellaneta così come anche nella nostra tanto vituperata Foggia. Partendo dall'etimo "Undergound" (rispettando una tradizione che affonda le radici nella saggistica di Isidoro di Siviglia) Vitolo raccoglie ed interseca i fatti e le testimonianze degli anni in questione, giungendo a sconvolgenti rivelazioni, che seppure non avrebbero mutato (e non muteranno) l' Italian Metal point of view, avrebbero posto certamente la nostra nazione al novero delle scene più prolifiche e rispettate nel (e forse del) Mondo. Band note quali Necrodeath, Bulldozer e Sadist non necessitano certo di presentazioni, in quanto parliamo di veri e propri maestri del Metal Estremo italiano, conosciuti e rispettati anche all'Estero. Ma se si venisse a conoscenza che una band, nota più per i fatti di cronaca nera che per la propria musica, quali i Mayhem, fosse stata ispirata a pieno dagli italianissimi Necrodeath? E se buona parte del black metal di scuola norvegese fosse debitore di un capolavoro tricolore quale "Neurodeliri" dei sucitati Bulldozer? Certamente tutto questo non modificherebbe la dirotta drasticamente esterofila dei nostri "defender", tutta improntata a macinare chilometri per scapocciare difronte ai soliti Slayer della situazione (con tutto rispetto per il combo di Araya e soci).
Dalle tenebre del passato emergono anche nomi noti solo ai collezionisti più incalliti e ai tape-traders più oltranzisti, quali i liguri Ghostrider, i piemontesi Broken Glazz e i siciliani Incinerator, Sinoath e Skizo. Se pensate che Dark Funeral, Burzum e Darkthrone possano essere spettrali allora è meglio che saltiate a piè pari il paragrafo dedicato a singolari entità quali Mortuary Drape e Necromass, fautori rispettivamente di lavori del calibro di All the Witches Dance e Mysteria Mystica Zothyriana entrambi del 1994. Non meno incisiva è la sferzata data dal fronte hardcore più oltranzista quale quello dei celeberrimi Negazione di Torino (citati a più riprese dai Turbonegro) e dal grindcore ferino degli astigiani Cripple Bastards.

Degne di nota anche le appendici ai primi capitoli, dedicate rispettivamente alla nota Black Widow di Genova (impegnata come sempre a diffondere le sulfuree e oscure suggestioni della nutrita progenie sabbatthiana) e la torinese Dracma records, tutt'ora miracolosamente attive. E via così, fino a scendere fino alla punta dello stivale sostando a Foggia fra le sfuriate techno-thrash dei Social Mayhem e ll black anticristiano dei Funeral Oration in quel di Taranto.

Come ultimo punto, ci terrei a sottolineare come il fenomeno dell'Underground (che a più riprese diventa un sinonimo di Metal) venga affrontato, o meglio ancora declinato, dall'attento occhio di Vitolo, anche sotto il punto di vista antropologico e sociologico: in una parola culturale e questo in barba a chi definisce il nostro, un genere privo di radici culturali, tutto maschilismo, sessismo e luciferina violenza. (Vd. cap VIII, "Archetipi, Simboli, Maschere")
In ultima analisi, da lettore coinvolto a pieno in questa puntigliosa disamina, mi sento di consigliare caldamente questo testo non solo ai classici "addetti ai lavori" ma anche a coloro che vogliano approcciarsi con mente sgombra e spirito libero ad un'entità dalle tinte oscure, ma tangibili; dai suoni stridenti e cupi, ma che emulano il movimento dei pensieri; da testi magari troppo crudi e spiacevoli ma che molte volte denunciano il vero. In una parola all'Underground più incontaminato e reale. Leggetelo. Leggetelo con attenzione, con perizia e soprattutto con religioso rispetto.
Molte delle band di cui vengono narrate le gesta sono ormai solo ricordi. Forti. Ma pur sempre ricordi. Solo le più fortunate fra queste esperienze artistiche, oscillano oggi tra i flutti di quel Mare Magnum che è Youtube, il più delle volte passando inosservate sotto il naso del metalhead dell'ultima ora. Riponendo i fazzoletti, chiudo dicendo: "Collezionisti di demo tape, vinili e quant'altro! Munitevi di matita e temperino...avrete molto da segnare.


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questo oggetto è tratto da Apulian Destruction
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