NEXXT - STRENGHT OF THE ROOTED ONE (2006)
genere: thrash metal
AlexNespoli, mercoledì 05 giugno 2013 - 06:06:55



Proprio nel momento in cui mi è stato affidato il tanto atteso nuovo lavoro dei cinque "Masters of Hell" vengo a sapere dell'inaspettata defezione del bassista e fondatore Michele Speranza, un carissimo amico, un'ottima persona e un metallaro irreprensibile e fedele alla linea come non ve ne sono più ma mai chiuso di testa o ottuso musicalmente come nella vita. Nessuna sviolinata, come qualche maligno avrà pensato, ma semplice dispiacere per un amico che se ne va e si porta con se ricordi, musica e tanti concerti. Riponiamo i fazzoletti e stappiamo le orecchie. Penso che per un parto trigemellare avremmo atteso meno tempo. "Strenght of the rooted one" si ha fatto attendere parecchio ma alla fine l'attesa è stata ben ripagata. Da tempo immemorabile i Nexxt, alfieri di un thrash/death metal molto evoluto e variegato, erano stati minati nelle registrazioni precedenti da sound poco incisivi o deficitari. Ora, con una produzione superiore per qualità e mastering, i pezzi assumono tutta un altro concio. Allora si comincia con "Deliver us from evil", una bella opener dal ritornello da stadio e un bel riffetto da strofa, devo proprio dirlo, molto ispirato ai Death più evoluti (anzi il riff in questione, con tanto di stop'n'go, ricorda "Flesh and the power it holds"). Si passa poi all'orgia sonora della title track: un intro decisamente progressive, di puro stampo floridiano (Cynic, Aghora, Atheist), seguito poi da una parte arpeggiata. Molto "depressive metal" il riff di strofa, seguito poi da altre inaspettate sonorità. Insomma bisogna sentirlo. Giungiamo poi a "Twisted Metal", dotato di uno degli intro più ritmici ed essenziali dell'album. Qui si sente l'attitudine più moderna dei Nexxt. Si passa poi ad una vecchia gloria: "Master and Margarita". Veramente reso molto potente e dinamico.
Il lavoro suona molto bene, ad eccezione dei soli che, fonicamente non rendono bene come le ritmiche. La cassa poi in alcuni punti risulta troppo alta rispetto al contesto ritmico, alienandosi dal resto. Sul finale di "Master and Margarita", si poteva fare a meno di inserire quell'accellerata death metal. Secondo il mio modesto gusto personale avrei aggiunto un bel fade out. Tolto questo il lavoro è bello e interessante. Da far viaggiare adeguatamente.




questo oggetto è tratto da Apulian Destruction
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