SOCIAL MAYHEM - MECHANIC SKELETON (1989)
genere: thrash metal
AlexNespoli, mercoledì 05 giugno 2013 - 04:55:47


Dopo "Violent Korps", il vulcanico Gianni "The Beast" Colonna non affossa la propria vena creativa e nello stesso anno (1989) sfodera l'ennesimo lavoro firmato Social Mayhem: "Mechanic Skeleton", una demo atipica per due motivazioni ben precise. Per prima cosa il moniker "Social Mayhem" cela in realtà l'attività di una one man band, visto e considerato che è Gianni il solo artefice di tutto il geniale lavoro, occupandosi del suo strumento di competenza, ovvero la chitarra unitamente alla voce e architettando delle drum machine, un pò fredde ma con un senso del ritmo molto particolare.
La demo risulta inoltre atipica anche per l'evidente sterzata stilistica verso un thrash metal molto a cavallo fra il german/U.S.A style ad un thrash core molto particolare e personale. Quattro traccie possono sembrare poche, ma se si ascolta con attenzione la demo, sembrerà durare una vita. Con questo non intendo dire che "Mechanic..." sia prolisso o stancante; tutt'altro.
Tutto comincia con la splendida ed oscura "Cathedral", pezzo dotato di un'originalità compositiva molto peculiare. Riffs dagli accenti ritmici molto serrati si fondono con altri d'impianto quasi death metal e a tratti black metal, il tutto condito con una melodicità "amelodica", tipica dei Social Mayhem sin dagli inizi.
I solos si presentano molto coordinati e giustapposti. Interessanti i piccoli stacchi death/prog verso la fine. Si passa oltre con "Reflection in my life", ensemble sonora che riunisce in molti punti il sound del passato con quello più attuale: si parte con un arpeggio ben strutturato per poi passare ad un thrash cadenzato con un attitudine a cavallo fra psichedelico e death/thrash, binomio di volta di tutto il lavoro.
Giungiamo poi a "Find the death young", strumentale sopito in sonorità molto accattivanti ed oniriche, ampliate e moderate da un sapiente uso del solo, reso ancora più dinamico dalla tecnica di plettraggio di Gianni.
Chiude la kermesse la title track, brano di difficile definizione. Si esordisce con un arpeggio, che per molti motivi cromatici si riconnette alla track precedente, ma è solo un abbaglio; infatti si comincia a correre di nuovo su tempi molto serrati per poi riprendere fiato in maniera cadenzata. Ultimo viaggio verso la distruzione e capolinea onirico in arpeggio, di sapore molto gotico.
Potrei chiudere dicendo che forse qui a Foggia una demo così non è stata mai concepita.





questo oggetto è tratto da Apulian Destruction
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